12. Una Stella a Firenze
Il fantasma del barone
di Stella Rudolph   

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Tra i personaggi più intriganti (in tutti i sensi della parola) sulla scena europea del secondo quarto del ’700 spicca il barone Filippo von Stosch (1691-1757), esimio antiquario nonché fine raccoglitore e smistatore di opere d’arte. Prussiano di nascita ma formatosi come numismatico a Londra, egli approdò a Roma già nel 1715 - donde verrà cacciato nel ’31 dal papa Clemente XII in quanto ‘informatore’ per conto del governo inglese sulle trame dell’Old Pretender Giacomo III Stuart, ivi in esilio, al fine di riconquistare il trono ormai occupato dalla dinastia Hanover. Lo Stosch si imboscò a Firenze e prese in affitto l’intero piano nobile del bel Palazzo Ramirez de Montalvo in Borgo degli Albizi ove, circondato dalla sua rinomata collezione (poi catalogata e pubblicata nel 1760 da J.J. Winckelmann), accoglieva la loggia massonica frequentata dal fior fiore degli intellettuali locali e residenti inglesi. Oggi non vi rimane più traccia di lui poiché la raccolta delle 3000 gemme antiche incise e la biblioteca si sono sparpagliate fra Berlino e il Vaticano, mentre la sua corrispondenza andò persa in un naufragio nel 1863 e quel quartiere nel palazzo fu ridecorato dai proprietari poco dopo la sua scomparsa con affreschi (nell’alcova e cappella) e busti dentro nicchie. Da un mezzo secolo è la sede della storica casa d’aste Pandolfini e ogni tanto, visitando le sale durante un’esposizione, penso che al barone mica sarebbe dispiaciuto l’attuale inquilino, visti i traffici che egli aveva combinato là dentro, e che vi aleggi - discreto - il suo ghost imparruccato.

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