10 Voci d'Abruzzo
Se tornasse Isabella
di Vittorio Casale   

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La catastrofe del terremoto è, speriamo, conclusa, e specie nei piccoli centri, dove non ha prodotto troppi disastri, è subentrato il momento del silenzio: si sono smontate le tende e quelli che hanno potuto sono tornati a casa. Ma non è come prima: si avverte che lo spopolamento è aumentato e purtroppo aumenterà. Anche queste amare previsioni finiscono per orientare quasi automaticamente verso la storia delle città e dei borghi; tornano alla mente i monumenti, si riaffacciano le memorie, si restituisce la voce alle figure del passato. Gagliano Aterno è un piccolo centro della valle Subequana, come gli altri della regione favorito dalla natura e da illustri testimonianze storiche. Il sisma ha risparmiato, almeno ad una veduta dall’esterno, i suoi più importanti monumenti: il castello, la ‘fonte della valle’, ristoro dei paesani e degli armenti con le acque freschissime del vicino Sirente, la chiesa di San Martino, il monastero di Santa Chiara. Tranne quest’ultimo furono tutti edificati, nel Trecento, da Donna Isabella d’Acquaviva, moglie di Tommaso II, conte di Celano. Di lei parlano lo stemma, che affianca quello del consorte nel portale gotico della chiesa, e lei stessa, che si dichiara fondatrice del castello (1328) e della fonte (1344), nelle epigrafi di cui volle corredarli. Nella prima, rampante ed altera come il leone della sua arme, così si tramanda: Ego Ysabella De Acquaviva Comitissa Celani feci fieri istam domum… Piace immaginare che favorita dal silenzio e magari da una notte di plenilunio, la dama torni a Gagliano, a tutelare le sue opere; non è dubbio che se un ignaro forestiero le chiedesse ‘chi siete?’ risponderebbe semplicemente ego.

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