16 L'intervista - Tiziano Scarpa
“Il teatro può realizzare le idee forti snobbate dal cinema e dalla tv”
di Monica Capuani   

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Una violinista sedicenne scrive di notte alla madre mai conosciuta, nell’Ospitale veneziano dove le fanciulle orfane nel Settecento venivano avviate alla musica. Il nuovo direttore è il Prete Rosso, Antonio Vivaldi, che restituisce vita e libertà alla musica di quelle infelici. Il romanzo si chiama Stabat Mater, e quest’anno è valso a Tiziano Scarpa il Premio Strega. Ma con lui chiacchieriamo di teatro.
Sei uno dei pochissimi romanzieri in Italia (forse l’unico?) ad affrontare spesso anche la scrittura drammaturgica. 
Be’, fra i romanzieri drammaturghi italiani nominerei almeno Vitaliano Trevisan.
Cosa ti porta verso il teatro? 
Il fascino che ho patito come spettatore. 
Cosa cambia nella scrittura, nella struttura, nella costruzione dei personaggi, quando un’idea si trasforma in una pièce piuttosto che in un romanzo?
Sai che puoi limitarti a scrivere scheletri, perché toccherà ad altri metterci muscoli e sangue. 
Quali sono gli ultimi spettacoli che ti hanno veramente toccato a teatro?
My Arm di Tim Crouch, portato in Italia dall’Accademia degli Artefatti. C’è un attore che recita dal vivo, ed è lo stesso attore che sta sullo sfondo, dentro immagini registrate e proiettate su un grande schermo. I due interagiscono, è molto originale.
Qual è il ruolo che oggi, nella situazione italiana potrebbe/dovrebbe assumersi il teatro?
Da un punto di vista sociale, mi accontenterei se realizzasse, con i suoi mezzi spartani, le idee forti che non riescono a diventare film perché non interessano al mercato cinematografico e televisivo. Da un punto di vista artistico, non porrei limiti alla Provvidenza e al genio italico.
Stabat Mater potrebbe facilmente diventare un monologo teatrale...
Sì, ho avuto molte proposte. Per ora, è ancora una lettura scenica, con la mia voce e la mia non-regia...

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