20 Da Tokio
La soia per i giapponesi è condimento dello spirito
di Ren Izuta   

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Traduzione:

Se qualcuno vuole capire ciò che la soia significa per i giapponesi deve interessarsi prima di tutto alla composizione della loro prima colazione. Zuppa di miso, natto, trancio di salmone accompagnato da salsa di soia, tofu e scodella di riso:  la colazione è infatti composta da piatti diversi ma tutti, ad eccezione del riso, derivati della soia. La zuppa di miso contiene dell'atsuage, una pasta di soia fritta, il natto è una pasta di fagioli di soia fermentati, il tofu si ottiene dalla coagulazione del “latte di soia” fermentato seguito da una pressatura dei grumoli ottenuti, tutto questo senza dimenticare la salsa di soia. Nella colazione giapponese disponiamo dunque di cinque pietanze di base tutte derivate dalla soia, pur essendo molto differenti dal punto di vista del loro apparire, della loro forma, del loro colore e delle sensazioni gustative che procurano al palato.I giapponesi avrebbero potuto certo accontentarsi di mangiare chicchi di soia; ma è proprio qui che risiede l'arte di vivere del Giappone.Per i giapponesi, la carne – una delle risorse oggi tra le più importanti  per l'apporto proteico – era ai tempi una derrata lussuosa poiché rara. Per questo i giapponesi immaginarono di trasformare la loro risorsa di proteine più comune, la soia, in piatti diversi. Nella colazione alla giapponese, tutto in fondo è uguale,o ma tutto in egual modo diverso, rendendo così la vita, a secondo del punto di vista da dove la consideriamo, più ricca, più interessante. A volte aspirante, talvolta croccante, altre volte scivolosa, collosa o appiccicosa, la soia permette la più grande varietà partendo da un'unica base.In Giappone si considerano il riso, il grano, il miglio, il panic (un'erbacea un tempo selvaggia, della quale si mangiano i frutti dai 3 ai 6 millimetri) e la soia tra i “cinque cereali” che appartengono alla storia del paese. Ad esempio, alle feste di Capodanno, si mangia del kuromame, una soia nera, sperando che porti fortuna e operosità per l'anno che verrà. Il 3 febbraio, giorno del Setsubun, che segna l'arrivo della primavera secondo l'antico calendario lunare, si esorcizzano i cattivi spiriti dell'anno in corso cospargendo soia nelle case. La sera poi, si grida “Oni!” (orco) all'esterno della casa e “Fuku!” (un gioco di parole tra il nome femminile e il termine giapponese “felicità”) buttando all'interno della soia tostata. E'così che la soia rappresenta, agli occhi dei giapponesi, molto più di un nutrimento fisico per loro essenziale: una sostanza propriamente spirituale che appartiene tanto alla vita quotidiana quanto al loro costume culturale.

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