2 Società Civile
Niente scorta a teatro
di Marino Niola   

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Si diventa cittadini a teatro. È così dagli albori della democrazia occidentale, da quando l’Atene di Pericle fece della tragedia la scena dove rendere visibili, e condivisibili, i valori fondamentali della collettività. E al tempo stesso dove mettere a nudo le inquietudini che agitano le coscienze. Da allora il teatro non ha mai smesso di essere il luogo dove la comunità rappresenta catarticamente i suoi problemi, ma anche lo spazio dove si immagina il futuro, l’utopia, la speranza. Dove ci si guarda tutti insieme in quello specchio magico che mescola la vita e il sogno. È così anche per quella intensa e tormentata città-teatro che è Napoli, la Napoli dei De Filippo, di Viviani, di Totò. E proprio perché Napoli è civiltà squisitamente teatrale, perché l’ethos e il pathos della città hanno avuto nelle arti sceniche la loro espressione più alta e universale, che il Teatro Stabile, che ho l’onore di presiedere, ha voluto interpretare fino in fondo il suo ruolo di teatro della città. E la sera del 20 ottobre - in occasione dell’inaugurazione della stagione 2009-2010, in una sala come il San Ferdinando, legata alla memoria immortale di Eduardo - abbiamo voluto testimoniare la nostra vicinanza ai cittadini che vivono in regime di protezione per aver scelto di non arrendersi alla criminalità. E così li abbiamo invitati a vedere con noi la Tempesta di Shakespeare, senza scorta, protetti dalla semplice, ma fondamentale, presenza della società civile. Un modo per manifestare la gratitudine della polis verso chi ha sacrificato la propria normalità a beneficio della collettività. Un piccolo gesto, neanche tanto simbolico, visto che la sera successiva i picciotti del quartiere hanno assaltato il teatro, a spettacolo iniziato, e messo tutto sottosopra. Una conferma ulteriore della giustezza di un gesto ampiamente condiviso. E presto anche imitato, ne siamo certi. Perché a teatro la vita può diventare sogno.


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