11 Dylan Bob
Il frutto di Abel
di Marco Poggiolesi   

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Fu quasi per caso che Abel Meerapol si trovò davanti a quella fotografia: il corpo esamine dondolava lento dall’albero come uno ‘strano frutto’. Sentì che doveva fare qualcosa per tutti gli afroamericani, doveva denunciare lo strazio vergognoso che troppo, troppo spesso si ripeteva negli Stati del Sud e scrisse una canzone: Strange Fruit. Ma fu nella voce di Billie Holiday che ogni nota, ogni parola prese vita. Stette immobile al centro del palcoscenico, gli occhi chiusi e le mani raccolte come in preghiera. Dalla sua bocca uscì un lamento che portava in sé la rabbia, il rancore e il bisogno di giustizia di un intero popolo. Quel suono si spanse nella sala, poi nella città, poi nella nazione fino a raggiungere la coscienza di ognuno. A quella canzone non seguì subito un applauso, ma un’amara, dura riflessione.

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