14 Lasciate che i bambini
Golfo di Napoli al Bargello
di Tomaso Montanari   

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Il primo freddo fa tornar subito voglia di mare. Ma basta entrare per cinque minuti nel cortile del Bargello. Un ragazzino ha appena preso un pesce. Tiene ferma la canna tra il braccio e la spalla, e cerca di staccarlo dall’amo. Sono parti della stessa natura: il pesce vivissimo e terrorizzato, e lo scugnizzo nudo, cotto dal sole, coi capelli impastati di sale e aggrappato con le dita dei piedi ad uno scoglio mangiato dalla risacca. Il pesce si ribella, salta, scivola, sbatte la coda. Puoi sentirne il rumore, l’odore, gli schizzi d’acqua salata. E quegli schizzi sembrano arrivare su tutte le statue che abitano il cortile: un’onda vitale che accende per un attimo i volti severi degli dei scolpiti nel marmo, e rende innocui i cannoni fusi nel bronzo. È come se, per un momento, il Golfo di Napoli pulsasse nel cuore di Firenze. Con la sua luce assoluta, con la sua bellezza che toglie il respiro. Con la naturale crudeltà della sua eterna lotta per la vita.

 

 

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