17 sQuola
L’oro verde del passato
di Leonardo Romanelli   

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Oro verde valoroso, unguento benefico e sacro, per lunghi capelli e per il corpo martoriato, delizia del gusto, della lingua, del palato addormentato. Affascina, picca, prude, punge: olio è il suo nome, extravergine il suo cognome, oliva la madre da cui nasce. EVO è l’acronimo, con il quale si nasconde e si compiace; grasso ma non subdolo, buono e non velenoso, scorre lieve, tra il cucchiaio e la gola, passando per la lingua che lo arrotonda; bello a vedersi, per la sua lucentezza abbagliante, il colore cangiante, l’odore ammaliante. Si versa lentamente, si assapora alacremente, ingrassa velocemente. Fluido importante, determina il piacere del tatto, il godimento delle papille, l’apoteosi del naso. Lenitivo, lassativo, aperitivo, funzioni svolte egregiamente con l’ausilio della mente. Si mescola alle carni, esalta i pesci, rende vive le verdure, inconsueto sui dolci, stupisce sul gelato, una volta acquistato al mercato. La spremuta di olive attesa tutto l’anno, sul caldo pane agliato, per ritrovare l’idea del passato.


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