20 Gesti Teatrali
Quando non esisteva il telecomando
di Alberto Severi   

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Da bambini, tutti avevamo un televisore in bianco e nero, con un grande schermo bombato.

Stava su una specie di mobiletto a rotelle, che al piano inferiore ospitava una piccola scatola dagli spigoli smussati. Era il trasformatore. Su un lato, un pulsante a levetta, metallico. Si tirava su, si accendeva una lucina rossa, e subito, con un piccolo ronzìo, appariva sullo schermo un puntino, proprio nel mezzo. Poi il puntino si dilatava come il nucleo primordiale del Big Bang e si espandeva in un universo senza colori, eppure quanto vario! Se invece si abbassava la leva, accadeva il contrario: l’immagine... zzzzz…si rapprendeva in un puntino minuscolo, che stazionava per qualche secondo al centro dello schermo nero come una stella collassata, con inenarrabile nostalgia…

Ora, accanto allo schermo, c’erano tre manopole.

Una, piccola, centrale, per il volume. Sopra, una grande, con tanti numerini e la scritta, impronunciabile, ‘VHF’. Sotto, un’altra delle stesse dimensioni, con la scritta: ‘UHF’. O, forse, il contrario. Di fatto, corrispondevano al primo e al secondo canale. Le reti non c’erano. Non c’era il telecomando. Dunque, per cambiare canale, bisognava alzarsi - teatralmente - dalla seggiola, dal pouf, o dal divano, avvicinarsi al televisore e pigiare il tasto sulla manopola. Idem dicasi per accendere, o spegnere l’apparecchio con la levetta. Cosicché il gesto assumeva alcunché di solenne, premeditato e perentorio. Con un precipitato di fondo moralistico e didattico, istruttivo: cambiare costa fatica.

Si cambiava canale, o si accendeva o si spegneva la tv, dopo aver ben ponderato se ne valesse la pena, se davvero fosse accettabile e congruo il dispendio d’energia fisica necessario alla bisogna: alzarsi, andare fino al televisore, pigiare il tasto, tornare a posto. Auff...

E il televisore: “Zzzzz....”

Sipario.

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