23 Pieni d'Islam
Un giulebbe da sultani
di Giovanni Curatola   

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Si sa che l’invidia è una molla potente! Così, dopo cinque mesi, abbandono per una volta le opere islamiche in Italia per dare, anch’io, una ricetta… Me l’ha spifferata un camallo genovese (quelli che in spregio vengono chiamati facchini) che diceva di averla avuta addirittura da un ammiraglio in pensione, che gestiva un magazzino o un chiosco vicino al celebre arsenale di una splendida darsena, e che si faceva pagare una cifra dai ricconi e zero dai poveracci. L’abito fa il cuoco. Obbligatoria una giubba bianca e una cuffia in testa. E’ una specie di sorbetto. Si spremono, in una giara, succo di limone, di arancia, tamarindo, zucchero, zafferano e pezzetti di carruba (rigorosamente frantumati su un tagliere di sandalo intarsiato a scacchi e unito da un solido mastice), e vi si lasciano marinare fiori di gelsomino e zibibbo, finché il tutto non assume un bel colore ambrato. Si filtra con un panno di cotone in un bricco e si lascia raffreddare servendo con pepe macinato. Di origine saracena è quasi uno sciroppo (un giulebbe!) degno di un sultano! Offritelo con moderazione responsabile se non volete assassinare qualcuno.
(N.B. le parole camallo, facchino, ammiraglio, magazzino, chiosco, arsenale, darsena, cifra, zero, giubba, cuffia, sorbetto, giara, limone, arancia, tamarindo, zucchero, zafferano, carruba, sandalo, intarsiato, mastice, gelsomino, zibibbo, ambrato, cotone, bricco, pepe, saracena, sciroppo, giulebbe, sultano e, ovviamente, assassinare, sono di origine araba o persiana).

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