16 Dal muro al barattolo
L’insostenibile prepotenza del cappero
di Giancarlo Ceccanti   

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Durante un sopralluogo nel mese di luglio o forse di agosto mi successe, come spesso capitava, di incontrare una anziana contadina rimasta a badare la casa mentre figli e nipoti erano fuori al lavoro. Stava raccogliendo bocciòli di cappero per conservarli per l’inverno. Gli chiesi che cosa fosse necessario fare per la preparazione e lei mi rispose che si trattava della cosa più facile del mondo: bastava mettere i capperi in un vasetto, riempire d’aceto e aspettare: dopo un mesetto sarebbero stati pronti per l’uso.
Gli feci i complimenti per quelle piante rigogliose di un verde intenso che penzolavano dalle vecchie mura che bordavano un piccolo agglomerato di coloniche di un bianco abbacinante su un versante riarso della Calvana.
Mi ha sempre affascinato la pianta del cappero con quei ciuffi abbarbicati, affastellati di foglie carnose che prendono tutta l’energia che è possibile prendere dal sole. La fioritura è addirittura spettacolare in un continuo alternarsi di piccoli bocci che si schiudono senza soluzione di continuità tra la tarda primavera e l’autunno.
Ma la cosa veramente notevole è la vita che si sviluppa intorno a questa pianta e vale la pena di soffermarsi a guardare questo brulicare di bestioline che succhiano da fiori e foglie, evidentemente ricche di buone sostanze. Formiche, vespe, bruchi, bobaroni e ragni di ogni genere riempiono questa piccola oasi di vita e allora perfino le lucertole approfittano regolarmente di questo inusuale affollamento per fare buoni pasti.
Le vecchie radici sembrano scoppiare fuori dalla pietra; compresse e deformate si infilano fra un sasso e l’altro dentro a spazi dove si fa fatica a immaginare si possano trovare le radici della pianta e da cosa mai possano trarre nutrimento.
La forza dell’aroma e del sapore del cappero deriva evidentemente dall’immane sforzo che la pianta fa per propagarsi avendo bisogno realmente di quasi nulla o forse meglio, avendo imparato a fare a meno di quasi tutto.
In questo nostro tempo nel quale è così difficile trovare una qualsiasi via d’uscita dal continuo sterile parlare, senza avere alcuna capacità reale di incidere sulle cose, il cappero dovrebbe essere maggiormente valorizzata come pianta, oltre ai bocciòli aromatici, per la sua grande capacità di dare dimostrando concretamente che si può fare tanto con poco.

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