19 Una stella a Firenze
Spighe di grano squisite
di Stella Rudolph   

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Ci sarebbe una ricetta per captare qualche cosina in più del solito dal centro storico di Firenze mentre vi si cammina per fare la spesa o recarsi in biblioteca? Sì, ovvero conviene logisticamente prestare attenzione ai buchi nel selciato per non inciamparvi (badando sempre alle silenziose biciclette che sfrecciano contromano), ma nel contempo alzare di continuo gli occhi per mirare il pullulare di lapidi, stemmi e tabernacoli apposti sulle facciate, che restituiscono i dettagli reconditi di un secolare cumulo di testimonianze storico-artistiche. Ad esempio, girando per l’ennesima volta l’angolo nord-est di Orsanmichele, mi sono accorta (finalmente) del concio nello spigolo su cui è raffigurata squisitamente a bassorilievo una fila di 8 ritte spighe di grano: è quasi l’unico ricordo rimasto della destinazione originaria dell’edificio quale loggia del mercato di grano eretta da Arnolfo di Cambio nel 1284-90. Devastata da un incendio nel 1304 e ricostruita con due piani sopraelevati nel ’37, essa da luogo di mercato divenne solo deposito del grano vent’anni dopo, indi trasformata in chiesa e, per via delle statue nelle 14 edicole allestitevi dalle Arti Maggiori e Minori, un singolare compendio della migliore scultura rinascimentale. Dalla visione di quella delicata ‘natura morta’ trecentesca scolpita sul blocchetto di pietra forte sono scaturite alcune riflessioni sull’importanza del frumento nella vita medievale della città, a partire dalla collocazione strategica della loggia a metà strada tra le sedi del Governo (Palazzo Vecchio) e della Fede (Duomo): tutto quanto concepito nel medesimo tempo (insieme all’ultima cinta delle mura) da Arnolfo, il vero genio precursore della moderna urbanistica.

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