8 Incontri
Piero Ciampi, l’utopia travagliata della musica italiana
di Ernesto De Pascale   

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Il sogno è quello di una musica italiana popolare sana e trasparente. L’utopia è che questo sogno possa realizzarsi nel 2010. Il 19 gennaio di 30 anni fa moriva Piero Ciampi, esempio di Purezza, Sogno ed Utopia della musica italiana. L’artista livornese compì un percorso tutto proprio in cui emerge la figura del poeta prima ancora che del cantante, sempre più consapevole della propria, difficile scelta, capace di influenzare, se pur ignorato. Oggi che non si rifiuta un premio a nessun Cristo dei marinai, Ciampi è il marinaio che s’avventura nel suo ultimo viaggio, quello ‘al confine della notte’. La sua vita è un’opera d’arte misteriosa e travagliata. La musica è solo pretesto. L’importante è vivere. O morire. Non restare però nel mezzo del guado, nelle sabbie mobili. Ciampi resta un esempio, la mina vagante che fa saltare in aria la tregua apparente che c’è fra mercato e ideologia, fra Sanremo, la canzone d’autore e, oggi, X factor. Cosa c’entra lui con la musica italiana? No, semmai cosa c’entra la musica italiana con uno come lui, venne detto. Nulla. Piero Ciampi è Sogno e Utopia, infatti. Dove dirigersi in caso di peccato capitale (trattare la musica come mezzo e non come fine come Piero ci insegnava) ve lo potete far dire dalle sue canzoni. Capirete subito. Capirete tutti.

 

“Una vita a precipizio
l'esistenza senza un senso
e la discesa niente ritorno
poi la salita viene crudele
come un miraggio
mentre il giorno tramontando
lascia un solco…”

( L’assenza è un assedio)

 

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