12 Una stella a Firenze
I nostri primi 150 anni
di Stella Rudolph   

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In quanto un’anglo-americana che qui vive e lavora da 45 anni (grata e fiera della cittadinanza acquisita), stento di capire come una grande parte degli italiani non percepisca il recente degrado dell’immagine del Paese all’estero e nel contempo ignori sempre di più la straordinaria epopea del Risorgimento, che coinvolse appassionatamente, anzi con ammirazione, praticamente tutta l’Europa e il Nuovo Mondo ad ondate generazionali lungo l’800. Si tratta non solo della formidabile triade Mazzini-Garibaldi-Cavour, fautori dell’impresa col pensiero e concrete azioni (i primi due da noi inglesi accolti come eroi), ma anche di quella altrettanto notevole che proiettò nella letteratura (Manzoni), nell’arte (Hayez) e nella musica (Verdi), un’immagine così trascinante di un’Italia in lotta per farsi Nazione da improntare tutta l’epoca coeva del Romanticismo storico: utopia?, forse; sogno?, certo, e si realizzò appieno. Eppure se n’è affievolita poi talmente la memoria, sia nelle scuole sia nei contadi, da testé palesare la poca volontà di celebrare il centocinquantenario dell’unità d’Italia l’anno prossimo. A questo punto occorrerebbe davvero ripescare quei valori civili che sottendono la tutela del patrimonio artistico, ambientale e storico: ovvero il maggiore bene di cui possiamo vantarci e, in questo momento non proprio brillante, riscattarci l’immagine. E’ un augurio (ahimè, con una dose di sano scetticismo sull’esito della proposta) da una ‘Stella’ piuttosto sconsolata.

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