17 Pallanuoto
Non si deve vincere l’Olimpiade
di Ilaria Ceccarelli   

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Sono una sognatrice. Nello sport comincia tutto da questo. Sei piccola e sogni le Olimpiadi. Lo fai con la leggerezza dei tuoi 10 anni, ti alleni cercando di divertirti il più possibile, alla sconfitta reagisci col “ci sarà un’altra occasione”. Spesso sono i genitori che ti riconducono alla realtà. Una realtà che ti distoglie dal sogno e ti spinge verso l’utopia. La forza del sogno e dell’utopia è paragonabile alla continua traduzione della speranza. È un continuo adeguarsi e ricominciare, alla ricerca delle proprie aspirazioni. Ad oggi dopo tante lotte sono giunta alla conclusione che la ricerca ci spinge sempre più verso l’utopia: i dirigenti in grado di comprenderti non esistono, si contano sulle mani quelli che riescono a considerare una donna alla stregua di un uomo, figuriamoci pretendere altro; che la perfezione nelle realtà sportive è per e di pochi, e probabilmente anche questi giunti alla vittoria più importante, sposteranno il loro orizzonte un po’ più in la. Ma nonostante ciò lo sport rimane un mondo fantastico, una sfida continua con se stessi e con gli altri. Non ho vinto, né tanto meno partecipato ad una Olimpiade, ma mi sono ritrovata con delle sorelle con le quali sono cresciuta, e che sono rimaste al mio fianco nonostante la lontananza, l’abbandono dell’attività o il cambio di squadra. Utopia? Forse per una volta mi ci sono avvicinata.

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