23 Di line e di lane
Forrest Gump o Al Capone
di Pietro Jozzelli   

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Dopo 674 pagine in cui esamina speranze e frustazioni della storia d’Italia, dall’invasione di Napoleone agli anni di Berlusconi, il grande storico inglese Christopher Duggan conclude amaramente la sua analisi: “Al principio del nuovo Millennio, l’Italia continua ad apparire un’idea troppo malcerta e contestata per poter fornire il nucleo emotivo di una nazione o almeno di una nazione in pace con se stessa e capace di guardare con fiducia al futuro”. L’understatement è addirittura delizioso, ma di fronte alla durezza dei tempi non c’è rispettosa eleganza che tenga: chi è così ingenuamente folle da ipotizzare, nei propri sogni o nell’ossimoro utopico di un nuovo rinascimento italiano, che spetti alla generazione che comanda di realizzare quello che patrioti e resistenti non riuscirono a fare? E se la vera essenza dell’Italia fosse soltanto l’autodistruzione contro cui nulla può, nemmeno il più darwiniano evoluzionista? Siamo diventati tutti dei Forrest Gump, essendo l’unica alternativa quella di essere degli Al Capone. 

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