3 Di line e di lane
L’ascensore della felicità
di Pietro Jozzelli   

Ho visto un’astronave, lunga, piatta e brillante volare nel cielo di Firenze. Si è fermata sullo zenit della cattedrale, da un oblò è uscito un fascio luminoso che si è posato sul sagrato del Duomo, un esserino tutto cariche elettriche e diafano si è palesato e mi ha fatto cenno. Erano le tre di notte, ghiaccio sottile nell’aria, né un pedone né un veicolo di straforo nella piazza: solo l’immensa mole a strisce bianche, verdi e sporche di S.Maria del Fiore e quel raggio laser usato come ascensore dall’esserino. Mi ha detto: vieni con me, ti darò la felicità. Vengo con te, anche per meno - ho risposto. Insieme siamo ascesi al cielo, lungo il fascio luminoso e siamo entrati nel tripudio folgorante dell’astronave. Chi c’era? La buonanima del mio amico Giordano, ucciso cinquant’anni fa da un pezzo di ghisa volata via dal mandrino del tornio. Mi ha sorriso, riconoscendomi e mi ha detto: credi che qui sia meglio di là? Illuso, meglio una vita spezzata che una non vita luminosa. Chissà perché, mi ha convinto subito. E giù, mi sono buttato lungo il fascio luminoso atterrando di schianto. Che botta! L’asse del letto era in frantumi, forse perché sono sceso troppo veloce.