| 9 L'intervista a Mary Poppins |
| “Non basta un poco di zucchero” |
| di Monica Capuani |
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Ho dovuto sguinzagliare tutta una rete di conoscenze particolari, per trovarla. Per fortuna, conoscevo bene la zia Petunia che - da quando si è sposata e "ha messo la testa a posto" - è tornata in buoni rapporti con Harry Potter. E per Harry, si sa, il mondo magico non ha segreti. Anni fa, in un’intervista, Maria Cassi mi aveva rivelato che Mary Poppins è un suo grande modello femminile. "è una donna grandiosa", mi aveva detto. "Mi piace la sua follia, la magia, l’elasticità, la fantasia scatenata, la leggerezza calviniana, il suo rapporto con i bambini ai quali regala una possibilità di vita diversa, rompendo le regole ma costruendo una sua personale struttura ferrea. E poi ammiro la sua capacità di capire che a un certo punto il suo mandato è finito, cambia il vento e lei deve partire per ricominciare da un’altra parte". Mary vive molto defilata. Per portarmi a casa sua a Londra, due simpatiche vecchie signore mi hanno fatto indossare occhiali neri che mi hanno resa praticamente cieca. Dopo un lungo tragitto in metropolitana, siamo arrivate alla porta. Mary ci ha aperto. è sempre la stessa, oggi più giovane di me. Abbiamo preso il tè, fluttuando nell’aria del salotto. Un po’ strano all’inizio, ma poi inebriante. Cosa pensa del teatro italiano, Mary? è di una noia mortale. Non si capisce perché voi abbiate dovuto cambiare un verbo che qui in Inghilterra, come in tanti Paesi civili, significa giocare, to play. Perfino quei testoni palloni gonfiati dei francesi sanno che quando si sale in palcoscenico bisogna jouer, G-I-O-C-A-R-E, cioè tornare bambini e abbandonarsi alla fantasia. Supercalifragili, ricordate? Voi, invece, R-E-C-I-T-A-T-E. Ridicolo, sembrate tutti pinguini impagliati in scena. E della situazione italiana in generale, Mary, cosa pensa? Siete messi proprio male, poverini. Ricorda, cara, la mia canzone "Basta un poco di zucchero e la pillola va giù?". Be’, per ingoiare tutto quello che sta succedendo da voi di questi tempi, non basterebbe un’intera piantagione di canna! Cosa dovrebbe accadere perché la situazione cambiasse? Due semplici cose, che io insegno ai miei bambini fin da piccoli. Il rispetto delle regole: è cruciale muoversi in un sistema di regole condivise, altrimenti finisce che nessuno ha più un’identità. E poi ognuno deve scoprire la propria capacità e vocazione e perseguirla, perché il mondo ha bisogno della specificità di tutti. E i vecchi devono andarsene a casa, invece di inchiodarsi alle poltrone, perbacco!
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