7. Motori Affettivi
Un fuoriclasse
di Andrea Marchetti   

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L’handicap: occasione di vita. Una delle esperienze più belle come docente di sostegno è stata nel ’95 all’alberghiero Saffi. Allora accoglieva 7 alunni diversamente abili, oggi 60. Seguivo tre studenti, uno di loro affetto da Sindrome di Down. Ligio, educato, attento, affrontava la vita con allegria e spensieratezza. Occhiali da sole, un pettinino nella tasca dei jeans e un giacchetto di pelle. Chiesi perché era vestito in quel modo. E lui: “non vedi che assomiglio a Fonzie?”. Oggi è un uomo di trent’anni con lavoro e stipendio conquistati con volontà e caparbietà. Esempio di come a volte le cose possono funzionare. Anche se ricordo un consiglio di classe infuocato: chiesi di fargli ripetere la terza perché non avevamo ancora trovato un lavoro per il tirocinio all’avviamento professionale. Due docenti affermarono l’inutilità di fargli ripetere la classe e che era il momento di farlo uscire dalla scuola! Ancora oggi rivivo il sentimento d’amarezza che provò sua madre nel cercare di capire quale poteva essere il destino del figlio. I due docenti, tra cui quello di cucina, evitando il suo sguardo, continuavano ad affermare che il loro compito era finito. Decisi di puntare tutto sul progetto scuola-lavoro e su di un ristoratore che doveva e voleva assumere una persona disabile. Era da poco uscita la L. 68/99. Il mondo della scuola e quello del lavoro cercarono un linguaggio comune. Non fu sempre facile. Nei momenti di smarrimento e incomprensione il giovane alunno si nascondeva nel suo mondo. Affrontammo queste difficoltà e fu fondamentale la formazione svolta col personale del ristorante. Lentamente ma costantemente il ragazzo trovò un equilibrio, integrandosi e diventando motore affettivo di incredibili energie per tutti. Esempio meraviglioso per chi come lui si misura con la diversità ogni giorno.

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