14 Lasciate che i bambini
Quei capanni al posto delle statue
di Tomaso Montanari   

All’alba del 30 febbraio, le statue di Piazza della Signoria erano scomparse. Al loro posto, c’erano tanti piccoli padiglioni per eventi: in uno era esposto l’autoritratto di Leonardo in veste di Maddalena, in un altro un ritratto di Caravaggio dipinto da Van Gogh, in un terzo un crocifisso di pongo plasmato senza dubbio da Michelangelo bambino. I fiorentini e i turisti sembravano entusiasti, e già alle 11 davanti ai casottini c’era la fila. Solo una bambina di quattro anni non era contenta. La sera prima aveva letto la storia di Medusa, ed era venuta apposta per vedere la statua del Cellini. Quando si accorse che al suo posto c’era una mostra sul Rock-o-kò (mezza parrucca che galleggiava in un acquario pieno di formalina), piantò una bizza così terribile che dovettero intervenire le autorità. Ma nemmeno le spiegazioni dell’assessore alla Rimozione della memoria e le rassicurazioni della sottintendente ai Mali culturali servirono a niente, e la bambina continuò a strillare che voleva vedere Medusa. Allora, un vecchio fiaccheraio a cui la bambina, tutto sommato, stava simpatica la accompagnò di fronte ad una cassa. Dentro c’era la statua, che nel pomeriggio doveva essere spedita ad una mostra sul mal di testa che si teneva in Patagonia, e che durava sedici anni. Il vecchio aprì la cassa. Non appena lo sguardo terribile di Medusa tornò a posarsi sulla piazza, si sentì come il rumore di un tuono. La bambina e il vecchio si voltarono, e videro che tutti gli altri si erano pietrificati: i fiorentini, i turisti e persino l’assessore e la sottintendente erano improvvisamente diventati di sasso. Così, dopotutto, la piazza aveva ritrovato le sue statue e la bambina smise di piangere.