| 18 Erba voglio |
| Perepè, il giglio che non c’è |
| di Caterina Cardia |
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Prima che arrivi la primavera, già due piante fioriscono ai margini dei boschi e nei prati: l’Helleborus foetidus e il Lilium purpureum. L’Elleboro, o erba ranocchia, è una ranuncolacea molto velenosa da cui è bene stare lontani. I suoi fiori gialli infestano i campi di un odore nauseante che però vale la pena sopportare se si vuole cercare lì vicino il Lilium purpureum che invece è una pianta molto preziosa. Il bulbo contiene infatti una mucillaggine calmante e lenitiva utilizzata anche in cosmesi, in pomate per curare bruciature ed acne, mentre nella tradizione contadina viene comunemente consumato cotto con il nome di falso aglio. Come l’aglio infatti il Lilium appartiene alla famiglia delle liliacee ma è in realtà un giglio dai cui fiori le nostre nonne estraevano il rossolino. Dai petali messi a macerare nell’olio si ottiene infatti un’emulsione rinvigorente dall’aroma gradevolmente piccante, ottima per alleviare i dolori muscolari. Per sfruttarne al massimo le qualità, va colto all’inizio della fioritura, tra febbraio e marzo, quando dagli steli a forma di lancia si aprono da 5 a 20 fiori di colore rossastro a tromba stretta disposti in maniera veramente singolare. Per la sua caratteristica forma il Lilium purpureum, viene anche comunemente chiamato giglio delle trombette o più semplicemente Perepè, perché più si cerca e meno c’è! Buona ricerca! |
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