26 L'orto
Il coriandolo è burla e toccasana
di Stefano Pissi   
Ormai concluse le feste di carnevale, anche a distanza di anni, i coriandoli nelle tasche dei vestiti in maschera rimanevano negli angoli a testimonianza e ricordo del chiasso e delle risate. La pianta del coriandolo, invece, (Corandrum sativum) è una aromatica, un’ombrellifera, parente di carota e finocchio. Solo i più raffinati Ortisti la coltivano. La pianta infatti ha un uso particolare, si possono adoperare in cucina i suoi frutti (sfere irregolari grosse come chicchi di pepe) solo se giustamente fatti essiccare, perché freschi mantengono lo sgradevole odore di cimice schiacciata; gli antichi greci infatti chiamavano la pianta kòris, che nella lingua del tempo era il termine per indicare la cimice verde o cimice dei letti (Cimex lectolarius), l’insetto verde che se schiacciato manda un caratteristico acre odore. Proprio per questo infatti, un tempo, i frutti ancora verdi della pianta venivano usati per fabbricare le prime ‘bombette puzzolenti’ della storia, dei confetti di gesso con all’interno i maleodoranti frutti freschi del coriandolo. Sono questi confetti che allora venivano gettati addosso ai festeggianti, proprio come si fa oggi con i moderni coriandoli di carta. A riguardo della burla pianterei nell’orto anche il finocchio, cugino stretto del coriandolo, anch’esso in sintonia con il carnevale proprio perché adatto alla ‘maschera’ di cibi e bevande dal forte sapore e per questo spesso usato da osti e norcini nella preparazione dei loro prodotti. Arrivati alla conclusione della festa, però, stanchi di danze e sazi, sia coriandolo che finocchio ci fanno fare la pace, tornando per aiutarci a digerire e a rilassarci la pancia con calde tisane e infusi. Vi rassicuro di quanto detto che non ho scherzato!

Di Lucio Diana