10. L'intervista
"Quattro scene in viaggio sull'Opel di Ascanio"
di Monica Capuani   

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Vulcano in incandescente attività, Debora Pietrobono è per il teatro, che ama d’amore incondizionato, un prezioso pilastro. Quanta parte ha avuto nel successo di Ascanio Celestini, di cui è stata il braccio destro invisibile. Infaticabile, inossidabile, dotata di un buon umore e di una grazia leonina, è una ‘resistente’ del teatro, in prima linea in imprese impossibili. Nel progetto Punta Corsara, cerca di guadagnare al teatro la Napoli di Scampia. Per Minimum fax ha curato un’antologia, Senza corpo: otto testi teatrali scovati viaggiando per tutta Italia, come spesso non fa chi sceglie gli spettacoli per programmarli nelle stagioni di stabili e non. Chi legge capisce che il drammaturgo italiano è una genìa carbonara. Gli autori sono tutti attori affamati di testi. “Da noi - dice Debora - non esistono scuole di scrittura dove il drammaturgo scrive per gli attori. Questi testi quindi nascono da una necessità, come La Maria Zanella di Sergio Pierattini per Maria Paiato e ci sono autori registi di se stessi, come Pino Caspanello, Alessandro Langiu, Oscar De Summa”. Altro è la forma monologo, efficacissima, ma scrivere per il teatro significa saper anche gestire venti personaggi. “Forse non è un caso se la novità più significativa dei testi di parola degli ultimi anni in Italia è il teatro civile monologante di Paolini, Enìa, Perrotta e di Ascanio Celestini. Il suo è un teatro basato su interviste, base della sua scrittura. Mi manca il giro d’Italia teatrale, dai centri sociali agli stabili, che per anni ho fatto con lui su una Opel Astra dove riuscivamo a stipare le scene di quattro spettacoli”.

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