7 L'intervista - Anna Bonaiuto
“Hanno cancellato il pensiero”
di Monica Capuani   

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Sono riuscita a vederlo in extremis, Il dio della carneficina di Yasmina Reza, a Modena, alla fine del secondo anno di tournée. E sono felice di averlo visto. Perché è una commedia cattiva sul nostro tempo. E nel Paese delle risate grevi fa piacere che ogni tanto il pubblico rida su un testo intelligente. Due coppie si incontrano nel salotto di casa di una delle due, perché il figlio degli uni ha spaccato i denti a quello degli altri. I genitori della vittima (Anna Bonaiuto e Silvio Orlando) sono una scrittrice impegnata sulla causa del Darfur e un commerciante di casalinghi. I genitori del ragazzo selvaggio (Michela Cescon e Alessio Boni) sono una consulente finanziaria e un avvocato che tutela una casa farmaceutica senza scrupoli. Presto la conversazione civile si trasforma in una guerra tutti-contro-tutti. E non si salva nessuno. Perché ormai ogni valore è stato tradito. Ed è proprio sul tradimento che faccio qualche domanda ad Anna Bonaiuto.

In questi anni, pensi si sia consumato un tradimento ai danni del teatro?

Altroché. Ed è un tradimento molto più grave: è stata tradita l’Italia. Ormai tutto ciò che ha a che fare con il pensiero, l’immaginazione, l’emozione, si fa di tutto per cancellarlo. E il teatro è proprio il luogo deputato ad accogliere quello che stiamo negando. È un luogo puro dove, grazie a una sospensione del tempo reale, si ha il piacere di raccontare una storia a qualcuno e quel qualcuno ha il piacere di ascoltarla. Oggi spesso il teatro è truffa, somiglia a quello che c’è intorno a noi.

Perché oggi in Italia ci sentiamo così traditi?

Perché, nonostante certe voci ci avessero messi in guardia (penso a Pasolini e a molti altri), viviamo ormai in una società della corruzione e della rassegnazione. E la moralità di tutti ne risente.

Come fai fronte a questo sentirti tradita dal teatro di oggi?

In certi momenti ho la tentazione di smettere e ritirarmi in solitudine. Ma so benissimo che senza il piacere del palcoscenico morirei. Cerco quindi di non ingannare e di non ingannarmi. Continuo a considerare il pubblico un interlocutore intelligente. Questa Annette della Reza, che porto in giro da due anni, è uno specchio. È una progressista impegnata ma poi cede anche lei alla volgare aggressività imperante. Spero che qualche spettatore abbia visto il suo riflesso in questo specchio.

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