9 Acqua fredda
Cambio lavoro, non bandiera
di Ilaria Ceccarelli   

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Fine stagione, piena campagna acquisti. Una telefonata: “Mi dispiace, ho deciso di cambiare”. Un silenzio assordante e dentro di me un’esplosione. Senza diritto di replica, senza attenuanti, senza domande era già arrivato il verdetto: tradimento! Il mondo dello sport, ormai lontano dal concetto di bandiera, ne è pieno, è una regola che si mette in conto: le professioniste così come gli allenatori e i dirigenti possono decidere di cambiare, soprattutto se lo sport è considerato un lavoro. È difficile da comprendere per chi come me lo vede come passione, come gioco associato esclusivamente ai colori della tua squadra, ma comunque accettato. Il problema sorge quando i protagonisti di tali scelte non sono semplici compagne ma persone che ti sono entrate nel cuore, con le quali hai instaurato un rapporto che va oltre a quello sportivo. Il beniamino del pubblico, piuttosto che un’amica. Quando il piano personale si intreccia con quello sportivo in un insieme che non ha confini, diventa tutto più complesso: è difficile essere oggettivi e razionalizzare. I sentimenti prevalgono, soprattutto se per anni hai fatto del valore di sport, valore di vita, se le vittorie e le sconfitte sono pura condivisione di gioia e tristezza. La paura che il cambio professionale vada ad intaccare la sicurezza di un rapporto personale prende il sopravvento e non lascia liberi fino a quando questa convinzione viene meno, fino a quando non ti accorgi che anche se perdi un componente della squadra resta ciò che più conta, un’amica. La tristezza per quello che fu, rimane, la consapevolezza che la scelta non è stata fra te e un’altra squadra, ma fra un lavoro e un altro, aiuta ad accettare il cosiddetto tradimento. Dopo tanti anni vissuti in questo ambiente ho capito che, in fondo (e sottolineo in fondo), spingere un atleta a restare in un ambiente che non crea più stimoli né gratificazioni, solo perché altrimenti vengono tradite le proprie aspettative personali è da considerarsi semplice egoismo.

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