16 Libro
Il figlio lasciato della scimmia
di Martino Ferro   

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In uno dei più diffusi bestiari medioevali, il Bestiario d’amore di Richard de Fournival, un innamorato scrive alla sua donna e le parla di un animale mostruoso, simile al serpente ma dotato di molte teste: l’idra. “[...] Caratterisica dell’idra è che, quando ha perduto una delle sue teste, ne genera altre [...]. Essa simboleggia l’uomo che, se è tradito da una donna, ne tradirà sette, o se la donna lo tradisce una volta, per parte sua la tradirà sette volte”. Sembra una minaccia. Eppure quell’innamorato sa bene di essere per sua natura simile alla scimmia. La natura della scimmia, infatti, è quella di imitare tutto ciò che vede fare. I cacciatori più accorti usano uno stratagemma: si mostrano alla scimmia nell’atto di indossare le scarpe, poi gliene lasciano un paio e si nascondono. La scimmia non può fare a meno di calzarle, e da quel momento si ritrova prigioniera dei cacciatori: così succede all’uomo, che rimane prigioniero dell’amore della sua donna. Cosa può fare dunque l’innamorato di fronte al tradimento, se la vendetta non riesce a liberarlo dalla prigionia? L’unica consolazione gli viene dalla seconda natura della scimmia. La scimmia femmina, infatti, ha sempre solo due piccoli ogni figliata: ne ama uno svisceratamente (come la donna ama e preferisce il nuovo amante) e l’altro lo disprezza (come accade all’innamorato tradito). Quando le danno la caccia, la scimmia scappa abbandonando il figlio disprezzato, e porta con sé fra le braccia quello amato. Quando però si stanca di correre a due zampe e deve correre con quattro, per forza deve abbandonare anche quest’ultimo. Così perderà il figlio amato mentre l’altro, che si è ormai abituato a correre con le proprie forze, sarà quello che alla fine rimarrà al suo fianco.

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