21 Pieni d'Islam
Cesare, Bruto e il mistero imperiale del “fili mihi”
di Giovanni Curatola   

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Non so bene quando questa storia sia iniziata, ma sospetto che l’immagine virile della Roma imperiale fascista in qualche modo sia coinvolta. I fatti sono arcinoti: il grande Caio Giulio Cesare accoltellato dai congiurati avrebbe detto la famosa frase “Tu quoque Brute fili mihi!”, ovvero: “Anche tu, Bruto, figlio mio!”. Ora, è un dato di fatto che il suddetto era figlio adottivo. Io la scena me la sono figurata tante volte e la reazione di Cesare, di certo non una mammoletta, mi ha sempre lasciato molto perplesso. Ma la filologia potrebbe aiutare a cambiare le cose: i catasti romani segnavano Mater Ignota per i figli illegittimi, abbandonati e sconosciuti. Formula poi abbreviata in M. Ignota (da cui l’ancora oggi popolarissimo Mignotta). Una ulteriore abbreviazione logica e conseguente porta a Mi. Allora ci siamo se Cesare, incazzato e paonazzo, ha esclamato: “Tu quoque Brute fili Mi”.

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