23 Cinema
Fine della poesia, il film di oggi è un prefabbricato
di Juan Pittaluga   

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La grande trahison du cinéma est ce visage d’abruti, désabusé et passif qu’il a depuis que le pré-fabriqué a pris la place du poesis, depuis que vendre est devenu plus important que créer. J’aimerais personnellement que la plus grande salle de cinéma soit remplie lorsque passe un film que j’ai fait avec tout l’amour du monde, mais qu’est-ce que je fais si je montre dans cette même salle un screening-test pour corriger le film qu’ils vont venir voir plus tard? Depuis qu’un film commence par sa fin, par sa capacité à vendre, nous sommes devenus des négociants de produit pas encore fabriqué. Avant même de finir un film, on demande l’adhésion au film, il faut que ça plaise. Sans risque, sans goût personnel, sans culture complexe, ce n’est même plus le cinéma qu’on trahi, c’est tout simplement la vie. Depuis que le cinéma appartient aux distributeurs et vendeurs internationaux, nous sommes chaque jour trahis par la pire des choses que nous avons inventé, la peur de vivre. Le pire n’est pas seulement d’avoir à subir ça comme spectateur et comme cinéaste, sinon celle de l’accepter comme une donnée irréversible. La bêtise n’est jamais plus à l’aise que dans le cynisme passif. Notre plus grande trahison consiste à croire que nous n’y pouvons rien, que c’est un fait du marché. Mais nous savons parfaitement que c’est faux. Les meilleurs films sont passés au travers. Qu’est-ce qu’on trahit sinon son espèce lorsqu’on se résigne?

 

Traduzione:

Il grande tradimento del cinema è quel viso stanco, disilluso e passivo che ha da quando il prefabbricato ha preso il posto della poesia, da quando vendere è diventato più importante che creare. Mi piacerebbe personalmente che le più grandi sale cinematografiche fossero piene quando esce un mio film che ho fatto con tutto l'amore del mondo, ma che cosa faccio se mostro in questa stessa sala un test per correggere il film che vedranno più tardi? Da quando un film comincia dalla sua fine, dalla sua capacità di vendere, siamo diventato dei negozianti di prodotti non ancora fabbricati. Ancora prima di finire un film, chiediamo di aderire al film, è necessario che sia piazzato. Senza rischi, senza gusti personali, senza cultura complessa non è neanche più il cinema che viene tradito, è più semplicemente la vita.
Da quando il cinema appartiene ai distributori e ai venditori internazionali, siamo ogni giorno traditi dalla peggiore delle cose che abbiamo inventato, la paura di vivere. La cosa peggiore non è solamente il dovere subire questo come spettatori e come cineasti, ma è di accettare questo come un processo irreversibile. La stupidaggine non è mai così a suo agio come nel cinismo passivo. Il nostro più grande tradimento consiste nel credere che non ci possiamo fare nulla, che è un elemento del mercato. Ma sappiamo perfettamente che è falso. I migliori film sono passati oltre. Cosa tradiamo se non la nostra specie quando ci rassegnamo?


 

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