24 La ricetta
Nero per non tradire
di Leonardo Romanelli   

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Lentamente riempio fino ai tre quarti la pentola d’acqua, lo sfrigore del fiammifero che si accende mi rilassa nella sua consuetudine. Metto il coperchio e intanto riordino la mia memoria per fare una carbonara: uova, pecorino, pepe nero, il guanciale... Smetto di pensare, l’importante è dare inizio all’opera! Pulisco l’aglio per poi tritarlo grossolanamente. Non so, e non voglio sapere, se nella ricetta originaria è prevista la sua presenza. Certo è che in certi guanciali l’agliatura di superficie era prevista e quindi non mi sento certamente in colpa e non tradisco nessuna regola. Nel rosolarli insieme, butto spaghetti grossi fedele alla mia tradizione familiare. L’odore mi piace, mi esalta. Grattugio il pecorino, spacco le uova, amalgamo con decisione tanto, tanto, tanto, pepe nero fino a sentirlo col mio respiro. La pasta è pronta. Nello scolarla evito la malsana idea di saltarla in padella amalgamandola in un’insalatiera difendendo la cremosità del composto da improbabili panne. Alla fine, prima di portarla rapidamente in tavola, non resisto: prendo un’ulteriore manciata di pepe nero e la ricopro ulteriormente per non tradire la tradizione, nera come la faccia di un carbonaro.

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