12. Gesti teatrali
Santa labbrata
di Alberto Severi   

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“Vieni qui che ti dò!”. Una scena d’altri tempi: pochi decenni fa, un’era geologica. Parole e gesti perduti. Una donna urlava la fatidica frase all’indirizzo del ragazzo scavezzacollo che aveva in sorte di ritrovarsi per primogenito, con l’intenzione di punirne l’ennesima marachella. E accompagnava con un gesto eloquente la minacciata labbrata (del resto già derubricata a potenziale scappellotto dalla postura tergale assunta dal fuggiasco). Braccio alzato allato del busto, all’altezza della spalla. Palmo aperto e dita distese ma serrate l’una all’altra, a paletta (eccettuato il pollice, divaricato). Rapido caricamento all’indietro di braccio e avambraccio, a prendere l’abbrivio per imprimere vindice quanto istruttiva e matriarcale potenza alla percossa. S’intende che il ragazzaccio, dal canto suo, non mostrasse invece la minima intenzione di accondiscendere masochisticamente alla singolare richiesta. E anzi, con agile guizzo dei suoi dieci anni, sfuggisse alla traiettoria della mano, mandandone a vuoto gli effetti, e tuttavia incassando la testa fra le spalle, ad ammortizzare un impatto altamente improbabile. In realtà, nessuno dei due, madre e figlio, credeva davvero alla portata effettuale dei propri gesti. La donna sapeva in partenza che il figlio non sarebbe mai e poi mai “venuto” da lei, per consentirle di “dargli” con tutto agio e comodo. Sapeva che il ragazzino, svelto e magro, sarebbe sfuggito senza difficoltà al vuoto frombolare - in sostanza meramente dimostrativo, simbolico - della sua potente mano nell’aria. E anche lui, sebbene così giovane, ma già smalizzito, sapeva perfettamente che il suo incassare la testa fra le spalle era solo un gesto, praticamente senza necessità. Pantomima. Teatro. Per mostrare il timore che l’altro gesto, quello materno, andasse a buon fine. Per conferirgli dunque, pur nella trasgressione, credibilità e autorevolezza. Il che era, in fondo, il massimo che la madre - tutto sommato: che ogni madre - potesse pretendere.
Sipario.

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