Sfoglia l'Ambasciata di luglio

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IL NOSTRO MANIFESTO "SHOW! SHOW! PARTY!"

 

   


 

Traduzioni:

10 - Da Varsavia
Tessa Capponi

Ci dormirei per vedere se

Per me il Teatro del Sale e‘ un luogo “d’infanzia“ nel senso che  mi permette di tornar bambina almeno per una serata. A noi bambini piace la sorpresa e non sai cosa‘ verra‘ fuori da quella magica cucina  che osservi attraverso una gran vetrata . Poi, come per miracolo,  si apre una finestrella e si sporge  Mangiafuoco col suo vocione  ti atterrisce e affascina con proposte di cibo meraviglioso ( di quello che le governanti inglesi avrebbero rabbrividito al sol suono e che le compiacenti tate italiane invece ti rifilavano di nascosto rendendolo ancora piu‘ saporito con quel  pizzico di proibito). E ti metti in coda da brava bambina e c’e‘ sempre qualcosa di nuovo da assaggiare, da degustare, un sapore inaspettato di cui innamorarsi. E poi quando non  ne puoi piu‘, ti appitoni in un angolo e ascolti e guardi e ridi o piangi, o tutti e due perche‘ ogni spettacolo ha una storia diversa da raccontare. Ci rimarrei a dormire volentieri per vedere se di notte, come nelle migliori fiabe, i folletti non ricomincino a cucinare  tutto da capo.

Cosi e‘ se vi garba. A me parecchio.

 

18 – Polaroid
Kate McBride
 

Dietro le quinte

Dietro le quinte 1

 La porta si apre cigolando, infila il naso dentro
Adattati rapidamente all’oscurità dell’anticamera

Un luccichio traspare attraverso uno squarcio del sipario

La tua ombra si proietta sulle assi cigolanti del pavimento

Sbircia per vedere le teste del pubblico in attesa

Bisbigli e sedie cigolanti in anticipazione

Shhh!!! Muoviti piano.

Cammina in punta di piedi sotto le luci di riserva e cavi pendenti

Sali le scale, un cerchio dopo l’altro

Per entrare nella camera segreta

Un beaudoir rosso e nero

Pareti coperte da dipinti tra antiche porte verso l’ignoto

Un divano coperto da tessuto pregiato offre riposo ai sensi

Guarda in alto, segui la scala fino all’alto soppalco

Una tenda circonda un rifugio

Quel bagliore? Sono gli occhi verdi di un gatto?

Adesso vai lungo il corridoio verso una luce argentata

Per trovare l’artista dietro una porta socchiusa

Si osserva con attenzione nel suo viso riflesso, si muove rapidamente, abilmente,
si mette il trucco,
si pettina, indossa un costume, si aggiusta un cappello
E diventa il volto dei sogni. Il volto conosciuto e amato.

Per divenire il volto che afferra la nostra anima con entrambe le mani e ci spinge nei fantastici

luoghi della sua creazione.

Lei scende.

Le luci del Teatro si abbassano.

Le luci del palco si alzano!

Attraversa il sipario

Esplode un applauso

Benvenuti nel mondo di Maria.

 

Dietro le qiunte 2

Arrotola le rosse serrande una per una
Una stanza speciale appare alla vista dove un cast di artisti si esibisce

Coltelli affettano e fruste girano

Pentole bollono, forni incandescenti

Volano bucce di patata. Pelli di carota si arricciano. Vongole si aprono. Del pesce frigge.

Spiedini ruotano con una varietà di delizie

Il pane lievita.

Mani frantumano con destrezza erbe e spezie

Una danza di precisione e maestria

Supervisionato dal busto di Carducci, una nave e un micio osservano attraverso la tenda dei vicini

da una finestra poco sopra la corte

Palco sinistro, il capitano fa il suo ingresso

Tutti gli attori si voltano con attenzione mentre spiega e corregge

Sali e pepi

Istruisce e giudica

Un’attenta amalgama di sapori, profumi e consistenze che portano alla perfezione
Pronti con piatti fumanti

La larga finestra della cucina si apre

Una voce tonante esplode

Un pubblico ansioso, raccolto ai propri tavoli, si gira verso la sorgente

La cena è servita! In piedi!

Benvenuti nel mondo di Fabio.

 

24 - Da Tel Aviv
Sefy Hendler

Cena pre matrimoniale

Il Teatro del Sale ha dieci anni, e noi abbiamo dozzine di ricordi legati ad esso. È difficile immaginare che qualcuno possa aver visitato questo luogo speciale senza aver vissuto almeno un momento speciale. Scegliere il mio momento, che poi sarebbe il nostro momento, avrebbe dovuto essere molto semplice. Galia ed io ci siamo sposati al Teatro a Maggio 2011. Il banchetto che Fabio e la sua squadra hanno preparato per noi si è concluso dopo tre ore con una delle torte più elaborate della storia moderna, un dolce a forma di fiore decorato con datteri provenienti direttamente dal giardino privato del re di Giordania, un onore straordinario per due Israeliani.

Tuttavia, il ricordo più particolare che ho non è di quella bellissima serata, circondati da parenti e amici, ma di un altro momento, di pochi mesi prima.

Era una calda serata d’autunno. Eravamo in giro per la città e finimmo a cena al Teatro. Entrammo nella sala nel mezzo di una conversazione non semplice. Fabio, che conosce le sue pentole tanto quanto i suoi soci, capì immediatamente la situazione e ci fece sedere ad un tavolo isolato. Presi come eravamo dalla nostra accaldata conversazione in Ebraico non ci alzammo neanche per andare a prendere le famose polpette (una per uno!), così Fabio, in via del tutto eccezionale, ci fece portare dei piatti al tavolo e dei bicchieri di vino per smorzare l’atmosfera. Dopo un’oretta se ne uscì dalla cucina, prese una sedia e si sedette con  noi. Fu così che Fabio fu la prima persona a cui annunciammo la notizia: ci sposavamo. Accettò senza riserve che tenessimo le cena per il matrimonio nel suo Teatro. Un attimo prima che lo spettacolo serale iniziasse annunciò pubblicamente al pubblico che una coppia di amici aveva appena deciso di sposarsi durante la cena di quella sera, e aggiunse che non c’era modo migliore per lui per concludere una serata nel Teatro. Il pubblico applaudì, ci asciugammo una lacrima, le luci calarono e ci sentimmo le persone più felici del mondo nel posto più bello del mondo.

 

31 - Palazzo Strozzi
James Bradburne

Anime Civile 

Fabio Picchi è un incrocio tra Karl Marx e Giuseppe Garibaldi. È affabile, estroverso, divertente ed affascinante. Visto da fuori parrebbe di potersene fare un’impressione esauriente soltanto guardandolo ed ascoltandolo. Niente di più falso. Fabio non è come sembra, e per conoscerlo non è sufficiente il solo incontrarlo, o sentirlo urlare che le vongole sono molto, molto, molto piccanti. Per conoscere Fabio devi conoscere il suo lavoro – Il Ristorante Cibrèo, la Trattoria del Cibrèo, il Caffè del Cibrèo e, soprattutto, il Teatro del Sale, diretto da Maria Cassi. D’altra parte, Fabio è un filosofo, ed usa la sua arte, quella della cucina, per creare una perfetta rappresentazione della sua visione di un mondo ideale. Fabio non si limita a parlare – lui edifica. Non si limita ad avere idee politiche, lui le realizza. Il suo staff viene da venti paesi diversi e parla dozzine di lingue, e con lui lavorano dieci volte le persone di cui avrebbe bisogno se il suo scopo fosse solo quello di fare il botto e arricchirsi. Ma il suo obiettivo non è questo. L’obiettivo di Fabio è di creare un mondo migliore, e il modo migliore per farlo è cominciando dalla propria casa. Una sola parola definisce la visione di Fabio – civiltà. Proprio come la sua cucina, è autentica, intelligente, degna di rispetto, modesta e profondamente radicata nel suolo Toscano. Per conoscere Fabio devi andare al Teatro del Sale. Lì troverai una fetta di vita fiorentina che non troverai da nessun’altra parte. Giovani e anziani, bambini, fattori e aristocratici, stranieri e autoctoni. Al Teatro del Sale, artisti, poeti, registi e fotografi si danno pacche sulle spalle con contabili, cassieri di supermercato e pensionati. Tutti diventano soci, tutti si iscrivono alle stesse regole di civiltà, tutti pagano lo stesso prezzo per la cena. E tutti rimangono per séguiti di musica, danza, per letture e, se sono fortunati, per gli spettacoli di Maria Cassi, la talentuosa moglie attrice di Fabio. Non è una questione di branding, non è una questione di globalizzazione né di autocelebrazione. La Firenze di Fabio non ha niente da invidiare a New York, né la cucina del Cibrèo intende competere con quella di El Bulli, del Noma o del Fat Duck. Quella di Fabio è una filosofia che puoi assaggiare, in ogni senso della parola. Se deve esserci una Firenze, lasciate che sia come il Teatro del Sale, e se il mondo ha un futuro, lo avrà nel divenire in piccola parte anche un riflesso di Maria e Fabio e della loro visione della civiltà.

 

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