24. La cupola del Cibrèo
Un verre de vin rouge
di Marc Osouf   

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Nel borgo di Fonterutoli ricco di storia e leggende secondo le quali nel XIII sec. i podestà di Firenze e Siena, logorati dalla perenne guerra chiantigiana, affidarono la definizione dei confini a una corsa tra cavalieri. Sarebbero dovuti partire al canto del gallo. Uno da Firenze e l’altro da Siena. Nel punto di incontro, il confine. I Fiorentini scelsero un galletto nero, magro e affamato che cantava in continuazione. Il mattino della gara, il galletto lanciò il suo canto prima dell’alba, consentendo al fiorentino di percorrere, con vantaggio, molta strada prima dell’incontro, che avvenne a Fonterutoli. Firenze portò lì il confine, sulla linea di Castellina, Radda e Gaiole e costituì la Lega Militare e Amministrativa del Chianti con emblema il Gallo Nero. Qui i Mazzei coltivano da sempre olivo e vigna, con il Sangiovese che entra in maggiore parte nella composizione del Chianti Classico perché ubicato tra i 300 e i 450 m s.l.m. Austero, ha bisogno delle importanti escursioni termiche delle notti di queste colline per arrivare ad una perfetta maturazione. Uno dei grandi vitigni italiani che il Castello di Fonterutoli porta con il suo Chianti a livelli eccezionali, marcando il legame tra territorio e vitigno. Tannini dolci e persistenza in bocca. Un tocco di complessità in più nel Tenuta Belguardo che esprime, con l’aggiunta del Cabernet al posto del Trebbiano di 50 anni fa, un tocco più internazionale e…tutto rosso.
Bevute le annate 2005 a Parigi.

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