15 Lasciate che i bambini
Che voglia di abbracciare il Marte di Velazquez
di Tomaso Montanari   

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Chi è il più grande artista di tutti i tempi? Impossibile dirlo, ognuno di noi ha il suo preferito.
Il mio, ad esempio, è Diego Velázquez.
Perché?
Perché i suoi quadri – come quelli di nessun altro – contengono persone: persone tutte intere, persone che, dopo quattro secoli, restano vive nel suo colore liquido: e i loro sguardi, i loro corpi, i loro pensieri ci assalgono, pretendono la nostra attenzione e non ci lasciano in pace. Non parlano la lingua dei concetti, ma quella delle emozioni. E non solo quando sono ritratti. Prendiamo il Marte. Generazioni di artisti hanno celebrato il dio della guerra, cioè l’incarnazione stessa del coraggio, della forza e addirittura della violenza.Invece, Velázquez inventa questo commovente pugile suonato, questo guerriero depresso che si è seduto sul suo letto sfatto senza nemmeno togliersi l’elmo. E ora ci guarda, con quei baffoni improbabili e con gli occhi bassi da cane bastonato. Il dio della guerra ha lasciato cadere tutte le sue armi, e si è messo a pensare. E da quando pensa, non ha più voglia di farla, la guerra. Marte non è più marziale: la sua malinconia l’ha reso intelligente. Tenero, perfino.
Come si fa a non aver voglia di abbracciarlo? >

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