2 Editoriale
Qui da noi a Firenze
di Fabio Picchi   

Share

Io che da laico amo la Sinagoga, io che amo tutte le Chiese della mia città. Io che da laico voglio una Moschea che simboleggi la nostra caparbia abitudine di fiorentini alla nostra e altrui libertà. Io certo che nessun versetto o pensiero satanico mi terrà in solitudine davanti a un per me augurabile toscano Shish-Kebab. Io che da laico temo i nazionalismi e amo i popoli. Io che da laico ho in odio i vessilli di tutte le guerre ma che amo tutte le bandiere. Amo la nostra bandiera che si fa sintesi del privilegiato regalo ricevuto da chi prima di noi ci ha regalato questa città in questo territorio con tutta le sue complessità e le sue bellezze. Non ultima l’abitudine al ragionamento. L’Islam fiorentino desidera un luogo che per loro sarà luogo di culto, del loro culto. Dovremo essere noi tutti fiorentini, cattolici, cristiani, ebrei, atei a volere questo simbolo come altro simbolo parlante del bisogno di pace e fratellanza. E provo meraviglia per chi, da cattolico, parla dello scorrere del tempo come qualcosa che si trasforma semplicemente in un incerto “si vedrà”. La Pira e il suo muoversi nel mondo in anticipo sui tempi ci è ancora d’insegnamento con la differenza che adesso è il mondo che si muove qui da noi, il mondo senza il quale i nostri anziani non sarebbero curati, le panetterie e i ristoranti avrebbero un bel problema. Un mondo che genera piccoli nuovi fiorentini con la nostra C aspirata, indelebile marchio di appartenenza a una comunità e tanto altro che ormai incontri ovunque, nelle università, in luoghi dirigenziali e non. Sta lì la nostra speranza per un futuro migliore. Qualsiasi altro ragionamento non è prevedibile fra chi ci amministra. Certo che la simbolica chiusura di piazza Duomo ha saputo rendere un centro alla città, certo che l’abbattimento della pensilina di piazza Stazione simboleggia la capacità di urbanistico rinnovamento. Esempi questi di un quotidiano amministrare, di un attento amministrare che saprà urgentemente rispondere a questo bisogno simbolico per noi tutti. Ma principalmente torno a dire la Moschea, come luogo di un culto che si fa casa certa del viaggio quotidiano di alcuni nostri concittadini. Nel ricordarci “a sua immagine e somiglianza” cerchiamo con umiltà di fare il possibile, anche se personalmente mi auguro che Firenze e i fiorentini organizzino una loro Rivoluzione d’ottobre con le intramontabili parole Libertà, Uguaglianza e Fraternità aggiungendo un necessario oggi giorno: con le reciproche entusiasmanti differenze.

Share