8 La valigia dell'attore
Quel Globe non è a Londra
di Alessio Sardelli   

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Globe Theatre. Londra? No, Roma, direttore artistico, Gigi Proietti, romano romanista, profondo conoscitore e interprete del dialetto capitolino, un superbo Petrolini. Che c’entra, direte voi, il dialetto con Shakespeare? Orbene, il Bardo usava spesso per le sue rappresentazioni, attori provenienti da zone diverse dell’Inghilterra, creando curiose sinfonie verbali. Il primo appuntamento per un attore è l’approccio al testo, ovvero le prove a tavolino. La commedia da rappresentare è I due gentiluomini di Verona, protagonisti Gianluca Guidi, figlio di Johnny Dorelli, e Giampiero Ingrassia, figlio dell’indimenticato Ciccio. Naturalmente presente il regista Francesco Sala e nientepopodimenochè Vincenzo Cerami, che ha curato l’adattamento del testo, e Nicola Piovani, creatore delle musiche di scena. Non vorrei cadere nel banale se ad un certo punto è arrivato anche il Gigi nazionale, ma è così. I due ruoli affidatimi dal regista prendono due strade diverse: il nobile amico di famiglia in italiano e l’oste in toscano! Mentre leggo, cerco con occhiate oblique e velocissime, di carpire le varie reazioni dei maestri presenti. Niente, nessuna reazione. I maestri se ne vanno. È la sera della prima. Come tutte le prime, senti che tutti i nervi del corpo sono tesi, con tutti i muscoli a far loro da coro. Entro, sono Pantino, amico di famiglia e consigliere di Messer Antonio, teso, ma l’italiano risulta chiaro e preciso. Ed eccoci. A metà del secondo tempo, fa capolino sul magico palco del Globe, un minuscolo oste, che sembra essere uscito da una fiaba inglese. Con dialetto di romanza toscana dialoga e poi se ne va come è entrato, in punta di piedi, senza far sgarbo a nessuno, ma avendo pennellato il suo personaggio con il suo volgare, che ad un altro poeta, addirittura divino, sarebbe tanto piaciuto. Sorrido. I maestri sorridono, Cerami si congratula con me: “Che vis comica. Che bel personaggio poetico”. È andata. Mi rilasso. Guardo in alto: “Il Bardo che dirà?”. Mi guardo allo specchio e sorridendo dico: “Icchè tuvvoi che dica? I’toscano unlosà!”.

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