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In preghiera per Adamo
di Patrick Pacheco   

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When visiting Florence, tourists usually make a beeline for Michelangelo's The David at the Accademia. But I was recently captivated by a  far more minor work in the collection:  “The Dispute of the Doctors of the Church over the Immaculate Conception” by Giovanni Antonio Sogliani. It too  features a Biblical character. But one who stands in stunning contrast to Il Gigante. For there at the bottom of a painting of the Blessed Virgin in apotheosis, surrounded by angels on one level and adored by Church Fathers on another, is the prostrate and sepulchral figure of the dead Adam.  While there are countless paintings of the expulsion from the Garden of Eden,  I had never before seen a depiction of the wages of sin as visited on its original perpetrator. In the painting,  Adam lies lifeless clothed in an animal skin to hide his shame, this man once envisioned so gloriously naked by Michelangelo on the ceiling of the Sistine Chapel.  He appears in the painting almost as an afterthought.   The eye is drawn upward to the Virgin.   And the Fathers themselves regard Adam clinically, if at all, like surgeons surveying a cadaver in a Flemish painting.   And yet the bereft figure arouses such awe and pity.   Where, I think, are those who might mourn him, this first man central to Judaism, Islam and Christianity?  Unlike the countless Mater Dolorosas receiving the body of the dead Christ, there no one to cradle or anoint Adam's corpse.     No one, that is, except perhaps us, his progeny.  But why should we?   After all, what has he bequeathed to us but frailty, the certainty of death.  Yes, but with that, the essential and timeless  urge to deny it through sex, triumph over it through love, and explore its mysteries through art.
And is that not worthy of a prayer for a dead man? 

Traduzione:

Kaddish per Adamo

Durante le loro visite a Firenze, i turisti normalmente si mettono in coda per il David di Michelangelo all'Accademia. Ma io sono stato di recente catturato da un'opera di gran lunga minore notorietà nella collezione: "La Disputa dei Dottori della Chiesa sull'Immacolata Concezione" di Giovanni Antonio Sogliani. Anch'essa rappresenta un personaggio  biblico. Ma si tratta di un personaggio che emerge per la forte dissonanza con Il Gigante.Infatti li, alla base del dipinto della Vergine Benedetta in apoteosi, circondata dagli angeli su un livello e adorata dai Padri della Chiesa al livello inferiore, giace la  prostrata e sepolcrale figura di Adamo morto. Mentre ci sono infiniti dipinti della Cacciata dal Giardino dell'Eden, non mi era mai capitato di vedere una rappresentazione pittorica del fio del peccato originale come pena inflitta a colui che lo ha causato.  

Nel dipinto, Adamo giace senza vita avvolto da una pelle di animale per nascondere le sue vergogne,proprio quest'uomo, una volta immaginato così gloriosamente, nella sua nudità da Michelangelo, sulla volta della Cappella Sistina. Egli comare nel dipinto quasi come un ripensamento, una riflessione successiva.L'occhio è rivolto in alto verso la Vergine. E gli stessi Padri rivolgono ad Adamo un sguardo clinico,come chirurghi che esaminano un cadavere in un quadro fiammingo. Eppure, la figura in abbandono suscita tale compassione e pietà. Dove sono, mi chiedo, coloro che potrebbero piangerlo, questo primo uomo fondamentale per l'Ebraismo, l'Islam e la Cristianità? A differenza delle innumerevoli Madonne Addolorate che accolgono il corpo del Cristo Morto, non c'è nessuno a tenere fra le braccia o a consacrare con unguenti il corpo di Adamo. Nessuno, eccetto forse noi, la sua progenie. Ma perché dovremmo? Dopo tutto cosa ci ha lasciato in eredità se non  debolezza e certezza della morte? Si, ma con esse anche la necessità essenziale e perpetua di negarle attraverso il sesso, trionfare su di esse attraverso l'amore ed esplorare i loro misteri attraverso l'arte. E tutto ciò non vale forse la pena di una preghiera per un uomo morto?

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