13 Una Stella a Firenze
Da Boston fino al Risorgimento
di Stella Rudolph   

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L’impulso a viaggiare scaturisce da curiosità e svago, desiderio di acculturamento, di allargare gli orizzonti; oppure da una cesura nella vita, una fuga, un senso d’incompiutezza, comunque sempre tesi all’autorealizzazione. L’insieme di questi motivi spiega il destino della bostoniana Margaret Fuller (1810-50) nel lasso tra il viaggio di andata nel 1846 verso l’Italia e quello di ritorno quattro anni dopo. Coltissima fanciulla, poi brillante giornalista e femminista ante litteram nonché intrinseca del circolo del filosofo R. W. Emerson, Margaret era ormai una protagonista della cultura americana quando, dopo una delusione amorosa, decise di mettersi in viaggio nella veste di corrispondente sui moti politici in atto qui. Ne rimase coinvolta visceralmente: conobbe il conte Giovanni Angelo d’Ossoli, di dieci anni più giovane e ardente mazziniano, lo sposò e partorì un figlio, Angelino; insieme combatterono per la Repubblica di Roma nel ’49, lui sulle barricate e lei a capo di uno degli ospedali allestiti da un’altra eroina del Risorgimento, la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso. In seguito passò un anno di relativa tranquillità con la famigliola a Firenze, di stanza in piazza Santa Maria Novella. Fu l’ultimo. I tre salparono da Livorno nel maggio 1850 per gli Stati Uniti e morirono tutti quanti nel naufragio del bastimento il 16 giugno sulla spiaggia di Fire Island a poca distanza dall’approdo. I corpi degli sposi non furono ritrovati. Resta il memoriale eretto dagli amici della Fuller nel cimitero di Cambridge (Mass.): “BY BIRTH A CHILD OF NEW ENGLAND/BY ADOPTION A CITIZEN OF ROME/BY GENIUS BELONGING TO THE WORLD”. Tutto sommato la singolare vicenda italiana di Margaret è una metafora del viaggio come inizio, complemento e fine.

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