14 Lasciate che i bambini
Sosta sul Nilo vista da Caravaggio
di Tomaso Montanari   

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Come per milioni di famiglie del nostro tempo, l’unico viaggio della famiglia di Gesù non fu una scelta, ma un obbligo: la fuga da un potere sanguinario, la ricerca d’asilo in un paese straniero. Ma a Caravaggio interessava la trama quotidiana del viaggio: una trama di fatica, di stupore e di incontri. E così sceglie di rappresentare il momento in cui cala la sera, e i viaggiatori si fermano sulla riva del Nilo.

Mentre il babbo Giuseppe smonta il sacco del bagaglio, l’asinello sgrana gli occhioni mansueti di fronte ad un folletto appena piovuto dal cielo: un angelo sbarazzino, coi capelli color dell’autunno e le ali da rondine gigante. Questo strano compagno di viaggio ha un violino: e cosa c’è di meglio, per conoscersi, che far musica insieme? Ogni incontro – sembra dirci Caravaggio – ci completa. Senza la musica dell’angelo Giuseppe veglierebbe solo e triste: ma se quel povero falegname seduto sulla valigia non gli reggesse lo spartito, nemmeno l’angelo di Dio riuscirebbe a suonare. Mentre la fantasia di Giuseppe viaggia sulle vertiginose strade della musica, Maria e Gesù sprofondano nel viaggio fantastico del sogno. Forse Maria sogna il ritorno alla pace della sua casa di Nazaret, chissà se Gesù sogna di costruire un’umanità in cui nessun viaggio ci renderà stranieri.

 

 

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