20 Pieni d'Islam
Sotto le mura a raccogliere capperi
di Giovanni Curatola   

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Non ci volevo credere! Ma scherziamo, mi sono detto, chiedere a un islamista di parlare della bellezza, necessità, ecc. del viaggio? Cioè parlare di quell’Islam cha ha uno dei suoi 5 precetti fondamentali (il quinto, per l’esattezza, al-hajj) nel pellegrinaggio a Mecca una volta nella vita se si hanno i mezzi, che è il più bel viaggio che un musulmano possa immaginare?

(Tolgo la curiosità; se non si hanno soldi o si rischia di far morire la gente di stenti a casa, come le villeggianti del conte Mascetti, è meglio astenersi, ché non si fa peccato). Quel mondo musulmano che ha nella dinamicità fisica e sociale la sua (incompresa) forza più grande? E il profeta Muhammad sulla sua cavalcatura magica (il mitico buraq, risposta islamica all’asino bianco/multicolore del Cristo che entra a Gerusalemme) che da Mecca vola, anche lui, a Gerusalemme per poi visitare il paradiso ed essere d’ispirazione a Dante, lui, dove lo mettiamo? Mah. Dove vorrei tornare, io, in un viaggio per assaporare tutta l’urgenza del viaggio? Forse al Cairo con un amico che non c’è venuto, oppure portarlo a Gerusalemme a fare il giro delle mura a raccogliere i capperi come facevo, incosciente ma felice, una ventina d’anni fa. Poi li mettevo sotto sale, i capperi, non i ricordi!

 

 

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