22 Di line e di lane
Una leccia e i sugarelli sul Frejus
di Pietro Jozzelli   

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Parigi. Due chilometri prima del Frejus, l’intesa prevedeva due palamite, una ventina di sugarelli e quattro gallinelle. Dopo il tunnel, mentre l’Espace filava a 140-160 all’ora, le palamite erano diventati dentici, i sugarelli resistevano , si affacciava l’ipotesi di una leccia o due, magari stellate. Prime luci dell’alba, cielo color del piombo, autostrada a perdita d’occhio verso il nord. Lo chef Mangiafoco pigiava sull’acceleratore e sui tasti dell’I-phone. Ogni tanto il flash stroboscopico di un autovelox o il lampo intermittente di altri fari, ancora più veloci. Era in corso una formidabile triangolazione tra gadget elettronici di ultima generazione e pesca con la rete nel medio Tirreno, cibo di mare antico come l’uomo e finezze di gourmet nel ristorante alla moda. Mangiafoco-Schumacher voleva arrivare prima di sera a Parigi, le cucine fiorentine reclamavano il pescato, dall’Espace partivano chiamate verso i vecchi sul mare: allora? Ricciole o tonnarelli, gallinelle
o orate? Tra Grenoble e Macon, la decisione finale: una leccia, tre o quattro orate, tanti sugarelli. I
sottoproletari del mare avevano resistito fino alla fine. Mentre fuori – come cantava il poeta – ormai era soltanto pioggia, pioggia e Francia.

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