23 Da Tel Aviv
Here comes the train
di Sefy Hendler   

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I bambini amano i viaggi. E quando eravamo bambini a Tel Aviv, c'era un viaggio che aspettavamo con particolare impazienza. Non era molto lungo né troppo impegnativo. Accadeva una volta al mese, quando nonno e nonna che vivevano a nord, nella città portuale di Haifa, venivano a trovarci a Tel Aviv. Haifa è a soli 110 km di distanza da Tel Aviv, ma a noi, a quell'epoca, sembrava uno dei luoghi  più esotici che conoscessimo. Una visita dei nonni  era evidentemente un evento di famiglia ed, anche più, un evento culinario. La nonna nutriva ovviamente il rispetto più totale per sua nuora, ma tanto per essere sicura, era solita arrivare a casa nostra con valige piene di cibo. Vasetti di sottaceti, scatole di biscotti, etc, etc. La cosa più importante era evitare che noi nipoti morissimo di fame. Tutto veniva riposto nelle enormi valige rosse, e insieme con il nonno, il tutto partiva alla volta di Tel Aviv.
Viaggiavano in treno, uno dei più lenti della sua categoria. Se andava bene, il viaggio durava un'ora e mezzo, ma spesso e volentieri il treno arrivava dopo due ore (per soli 110km). E quando finalmente il treno arrivava alla stazione di Tel Aviv, noi tutti li aspettavamo in macchina, poi si caricavano le valige e ci dirigevamo verso casa.
Per noi tuttavia, il cuore dell'evento non era il viaggio in macchina di rientro dalla stazione, ma il tempo trascorso ad aspettare il treno. La casa in cui abitavamo era situata non troppo lontano dalla ferrovia, quindi potevamo sentire il treno fischiare chiaro e forte. Così, intorno all'orario previsto, il babbo ci chiedeva di sederci vicino alle finestre, ascoltare con attenzione e aspettare il fischio del treno in arrivo da Haifa. Nel momento in cui lo sentivamo, correvamo al telefono, chiamavamo il babbo in ufficio tutti emozionati. Lui prendeva la macchina, passava a prenderci e ci rimaneva ancora tempo per arrivare puntuali alla stazione, tanto era lento il treno. Questa distanza che separava la finestra, accanto alla quale aspettavamo il treno fischiare, dal telefono, questa distanza divenne ogni mese il viaggio più bello della nostra infanzia.

 

 

Here comes the train
Sefy Hendler, Tel Aviv
Children love trips. And when we were children in Tel Aviv, there was one trip we used to wait for impatiently. It wasn’t a very long one, nor too difficult. We used to go for it once a month, when grandmother and grandfather, who lived in the northern port city of Haifa, came to visit us in Tel Aviv. Haifa is only 110 kilometers from Tel Aviv, but for us it seemed like one of the most exotic places we knew in those days.
A visit of the grandparents was obviously a family event, and even more a culinary event. Grandmother had of course total respect for her daughter-in-law, but just to be on the safe side she used to arrive to our place with suitcases filled with food. Jars of pickles, cans of cookies etc etc. The most important thing was to prevent us grandchildren from starving. All this was packed inside the huge red suitcases, and together with grandfather they all headed to Tel Aviv.  
They travelled by train, which was one of the slowest of its kind. On good days, the trip took an hour and a half, and often the train was more likely to arrive after 2 hours (for only 110 kilometers). And when the train made it to the Tel Aviv station, we all waited for them there in the car, loaded the suitcases, and headed home. 
For us however, the heart of event was not the trip in the car back from the station, but the time we spent waiting for the train. The place we lived in was situated not too far from the railroad so we could hear the train whistle loud and clear. And so, when the train was almost due in the station, dad asked us to seat next to the window, listen well, and wait for the sound of the horn of the train coming from Haifa. The minute we heard it we ran to the telephone, call dad in the office all excited. He took the car, came to pick us up and we still made it on time to the train station, as it was a very slow train. And this distance that separated the window next to which we waited for the train whistle to the telephone, this distance became every month the best trip of our childhood. 

 

 

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