4 Passato e futuro
Una parola: coraggio
di Curzio Maltese   

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Ragionar di politica è la principale occupazione dei fiorentini, quale che sia il loro mestiere ufficiale, dai tempi dell’Alighieri. Il sommo padre provò in tutti i modi a fare il politico, ma già allora quelli troppo onesti e intelligenti erano svantaggiati, così s’arrangiò a diventare il più grande poeta d’ogni tempo. A volte con Roberto Benigni immaginiamo Dante ai tempi nostri, seduto a tavola con noi a parlar male di Berlusconi e della Chiesa in mano a trafficoni e affaristi. E comunque non avrebbe fatto carriera nemmeno oggi.

La premessa per dire che non c’è luogo migliore di questa città per inaugurare un laboratorio politico aperto ai cittadini. Nella città dove tutto il mondo arriva per ammirare il passato, un bel pezzo d’Italia arriverà per spiare il futuro. Può sembrare un paradosso, ma non lo è. Al contrario. Quello che rende la politica italiana così lenta rispetto al resto dell’Occidente, gerontocratica, conservativa, allergica al cambiamento, è proprio l’assenza di memoria storica. Soltanto il confronto con il passato, un grande passato nel caso di Firenze, permette di leggere con intelligenza il presente e il futuro. È la ragione per cui da anni sostengo, senza alcun successo, che proprio Firenze è il luogo ideale per allestire mostre d’arte contemporanea. Ma torniamo alla politica. Qui sono nati i movimenti degli anni Novanta, si è svolta la grande adunata pacifista dei no global. I fiorentini hanno mandato a Palazzo Vecchio il più giovane sindaco d’Italia e si può immaginare da qui che anche nei palazzi decrepiti della politica italiana possa finalmente entrare aria nuova. La bella iniziativa di Matteo Renzi si svolge negli stessi giorni della Rivoluzione d’Ottobre, anche se forse il compagno sindaco - si fa per dire - non l’aveva calcolato. Quindi, fra le parole nuove sulle quali rifondare la politica italiana bisognerebbe inserirne una antica e attualissima: rivoluzione. Non soltanto è assai più bella di rottamazione, ma è decisamente più necessaria. Dalla deriva sudamericana della nostra democrazia non si esce soltanto mandando a casa Berlusconi, che naturalmente sarebbe un’ottima idea. Si esce con la rivoluzione di un quadro politico bolso e degenerato, un ricambio radicale non soltanto di generazioni, ma di stili, linguaggi, valori. A Firenze è nata la scienza moderna e la moderna politica, rivoluzioni che hanno cambiato la visione del mondo per sempre. Da questo passato glorioso si può trovare il coraggio per questa rivoluzione piccola, che pure sembra oggi impensabile.


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