5 Come se ne esce?
L’ottimismo della volontà
di Fiorella Mannoia   

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Il problema è: come se ne esce? Non so dare a questa domanda sempre la stessa risposta, dipende dallo stato d’animo in cui mi trovo. A volte sono più ottimista, a volte invece penso che non ci sia più niente da fare, che questo Paese sia ormai perduto, senza speranza. È un dato di fatto: siamo al livello di corruzione del Ruanda, che occupa il nostro stesso posto nella graduatoria, abbiamo un tasso di evasione fiscale come pochi Paesi nel mondo industrializzato , con una classe politica - salvo poche eccezioni - corrotta a tutti i livelli, collusa con la criminalità organizzata che gestisce la quasi totalità della cosa pubblica: appalti, rifiuti, sanità, perfino i loculi al camposanto. Il nostro Sud che sta all’Italia come l’Africa sta al resto del mondo, abbandonato, usato come discarica di rifiuti tossici, umiliato dalla corruzione e dall’assenza delle istituzioni dove il diritto è scambiato con il favore. La scuola pubblica e l’università sono allo sfascio, i tagli sono arrivati persino a quel già misero sostegno che era destinato alle famiglie dei disabili. Migliaia di lavoratori hanno perso il posto e molti altri sono a rischio disoccupazione. La ricerca è ridotta a zero e i nostri giovani laureati migliori (quelli che se lo possono permettere) lasciano il Paese per cercare lavoro all’estero. L’innovazione è ferma. Le piccole imprese sono in affanno e le grandi minacciano di chiudere per aprire in Paesi più vantaggiosi economicamente. L’informazione è, nella quasi totalità, asservita al potere e ogni voce che esprima dissenso viene, usando un eufemismo, ostacolata. La giustizia è tirata per la giacca a seconda della convenienza politica del momento. Cultura è ormai una parola derisa, sbeffeggiata, se ci si lamenta per la mancata attenzione verso quella che è sempre stata una nostra risorsa c’è sempre il politico di turno che ironizza dicendo cose tipo: “Mangiatevi pane e Dante”, affermazione che dovrebbe scandalizzare, che dovrebbe indurre a rispondere che se la scuola non funziona questo Paese è perduto, che senza cultura un popolo perde la sua identità e non ha futuro. O forse, dietro tutto questo c’è un disegno ben preciso: la volontà di annientare la coscienza critica delle prossime generazioni, ridurle alla schiavitù dei modelli televisivi incentrati sul nulla, perché siano innocue e meglio gestibili? Che cosa dobbiamo pensare? L’Italia è stata, seppur con tanti problemi, intrighi, misteri mai risolti, la patria della cultura, della musica, della bellezza, dell’eleganza, del cinema, dell’arte. Che cosa ci sta succedendo? Che cosa ci hanno fatto? Che cosa spinge noi italiani a non accorgerci che questo seminare odio è solo una trappola, un modo per metterci gli uni contro gli altri, per riuscire a controllarci meglio? Il divide et impera il dividi e domina fa parte di una tattica antica che ha dato sempre i suoi frutti, lo sanno bene i grandi tiranni della terra di tutti i tempi. Ma non è odiando l’immigrato, l’omosessuale, come ci spingono a fare, o mancando di rispetto alle donne che risolveremo i problemi che affliggono l’Italia. I problemi si risolvono scegliendo una nuova classe politica, formata da donne e uomini motivati dall’amore per il proprio Paese. Persone che abbiano voglia di difenderlo dagli avventurieri dell’ultima ora che giorno dopo giorno ci stanno depredando dei nostri soldi, della nostra cultura, della nostra dignità, per arricchire i loro patrimoni personali. Di chi è la colpa? Di tutti! Di chi ha manovrato per portare il Paese a questo livello di assenza di etica e di moralità, ma soprattutto, di chi negli anni, inerme, è stato a guardare senza fare nulla, anche quando ne ha avuto la possibilità. Ritornando alla domanda iniziale: come se ne esce? Con l’ottimismo della volontà: costruendo una politica nuova, onesta. Ognuno la cerchi nel proprio orientamento politico, purché sia lontana dalle vecchie logiche di partito e rappresenti i cittadini in nome e per conto della Costituzione, la sola Carta che ci rende tutti uguali davanti alla legge. Bisogna ritrovare l’unità degli intenti e dei valori, affinché la questione morale divenga una priorità imprescindibile per uscire dal baratro dove siamo sprofondati. Occorre ritrovare la nostra coscienza critica, la nostra dignità di Italiani per bene, informandoci su quello che succede, mettendo da parte l’odio e ritrovando quell’umana compassione che una volta ci apparteneva e che oggi sembra ormai perduta. Prima che sia troppo tardi.



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