7 Riflessioni
Patria di un nuovo pensiero
di Luigi Settembrini   

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Nonostante inadempienze e provincialismi, Firenze è ancora una realtà simbolica dal prestigio universale. Capace di rappresentare e promuovere ideali che in un momento di valori e certezze azzerati occorre risvegliare. Firenze dovrebbe trovare la forza di fare quello che lei sola potrebbe: candidarsi ufficialmente patria di un nuovo pensiero, aperto alla conoscenza e al rispetto dell’uomo. Alle priorità della natura, alla cultura del progetto.
Quel gioco gentile e profondo, quel Novo Stil Novo di cui parlano Rifkin, Latouche e un numero ogni giorno crescente di filosofi, economisti, intellettuali, artisti. Occorre un segnale forte della necessità/volontà di dar voce a chi non si rassegna a vivere senza idee, qualità, obbiettivi, speranze, voglia di comprendere. E perché no, di amare. Il sindaco Renzi potrebbe dare impulso a uno studio che spieghi perché Firenze può proporsi come la casa aperta di chi vuole risuscitare impegno culturale, sociale, politico. La casa aperta di chi vuole combattere discriminazione e intolleranza, la casa aperta di chi vuole risvegliare alla democrazia e alla comprensione una società cloroformizzata. Di chi vuole combattere l’acquiescenza ad atti, propositi, secessioni, comunicazioni, violenti e volgari. Firenze può tornare a essere la capitale dell’anima dell’uomo. Basta comprendere quanto è urgente per i giovani e il loro futuro, per i vecchi e il loro passato, rimettere in gioco il suo credito universale. Penso a un’idea, semplice da realizzare e da promuovere: uno studio affidato all’invenzione di un gruppo eterogeneo di grandi scrittori tra i quali premi Nobel, Pulitzer, Goncourt, ai quali chiedere – dando a ciascuno un indirizzo specifico – di scrivere ognuno un testo inedito capace di dirci cosa significa, quale enorme valore simbolico rappresenti Firenze per il mondo. Lo studio diventerebbe un libro che proprio sindaco e scrittori presenterebbero in alcune tra le maggiori capitali e città del mondo. Sono certo che molti sarebbero gli scrittori disposti a impegnarsi su un progetto del genere. Tra questi, per esempio, Tahar Ben Jelloun (Marocco, Goncourt 1987); Jay Mac Inerny (Usa); Gao Xingjian (Cina, Nobel per la Letteratura 2000); Erica Jong (Usa); Petros Markaris (Turchia); Isabel Allende (Perù); Hanif Kureishi (Pakistan-Gran Bretagna); Elie Wiesel (Romania, Nobel per la Pace 2000); Michael Cunningham (Usa, Pulitzer 1999); Michel Houellebecq (Francia); Mario Vargas Llosa (Perù, Nobel per la Letteratura 2010); Roberto Saviano (Italia); Banana Yoshimoto (Giappone); Paul Auster (Usa).


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