17 Emozioni
Toronto si scalda con il calore multietnico
di Monica Capuani   

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Arrivo in una città dove non sono mai stata. Sono ancora sotto jet lag, ma una scrittrice mi ha invitata a cena. È Ann-Marie MacDonald, autrice del best seller Chiedi perdono. È appena tornata a casa dal teatro, dove sta recitando in Top Girls della geniale drammaturga inglese Caryl Churchill, diretta da Alisa Palmer, sua compagna nella vita, con la quale ha due figlie. Ci sono anche la regista cinematografica Patricia Rozema, (anni fa vidi il suo bellissimo film, nella serie che il violoncellista Yo-Yo Ma dedicò alle suites di Bach), la sua compagna, Lesley Barber, compositrice di colonne sonore, e le loro due figlie. Famiglie normali, qui. L’indomani vado a fare un’intervista a Savoy Howe, ex attrice che ha creato il primo club di boxe inglese femminile, in collaborazione con il centro anti-violenza dell’università. Vado a fare un giro al St. Lawrence Market, che sorge sulle fondamenta della città: 120 stand dove i greci si mescolano ai cinesi, i libanesi ai coreani, gli italiani ai giapponesi, perché questa è – felicemente – la città più multietnica del mondo. La sera, vado a cena lì vicino, da The Wine Bar di Jamie Kennedy, uno degli chef più celebrati in città. Legni caldi, bottiglie di vino, barattoli di sott’oli, cibo delizioso. Il conto si aggira sui 25 dollari canadesi a testa, vino incluso. Questa città si chiama Toronto. E cosa importa il freddo, se qui si respira?

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