22 L'esperienza
E la città diventa un teatro permanente che genera vitalità
di Giancarlo Cauteruccio   

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Città Aperta, mi stimola a fare alcune considerazioni. Immagino la città come un organismo di produzione permanente di energia, una struttura aperta, attiva, in continuo stato di interrogazione su se stessa, sulla natura necessariamente porosa dei propri confini, culturali e fisici, e su ciò che la attende oltre questi.La città nel suo pullulare di segni, di forme, di suoni, di sguardi, di conflitti da sempre è stata la prima fonte di ispirazione del mio lavoro artistico. Non è un caso che io, ancora diciottenne, abbia scelto Firenze come città di elezione per iniziare a studiare architettura.Ero affascinato da ciò che avevo scoperto sulla storia dell’arte di Argan, il mio libro di testo al liceo.Ero fortemente attratto da quegli scenari, dove coesistevano bellezza e simmetria, sorpreso dall’idea che l’architettura potesse essere metafora del racconto; eppure ancora non avevo capito che la città fosse addirittura un libro aperto nel quale bisognava immergersi in profondità con l’intero corpo. Ecco dove sono le ragioni del mio transito disciplinare dall’architettura al teatro.Non si tratta di un modo per sfuggire all’architettura ma per restituirle, attraverso la relazione con il tempo e con il corpo, il suo reale valore.Non più la dimensione della città statica, continua, congelata nell’immagine consegnatale dalla storia, ma una visione in cui lo spazio della città viene inteso come sistema vivente, dinamico: un teatro permanente, uno scenario disponibile a essere costantemente attraversato, penetrato, posseduto. Perché è proprio nella possibilità di rivisitare la sua natura apparentemente immobile che la città trova la radice di un’inesausta vitalità.Le luci artificiali, le insegne al neon che nel cielo notturno modificano i confini degli edifici, gli edifici industriali, le nuove costruzioni che alterano gli skyline visti dal bordo delle colline, il traffico, i cantieri aperti, tutto questo è il respiro lento e inarrestabile della città, la sua voce roca, le membra pesanti del suo corpo di asfalto e vetro che si allungano a prendere nuovo spazio. Ecco l’altro passaggio fondamentale della mia relazione poetica con la città: il corpo fisico come elemento scalare dell’architettura, e la città stessa come metafora inesauribile del corpo umano. Il teatro, che contiene ed esprime in modo duraturo la complessità di queste relazioni, può contribuire a una migliore visione del concetto di Città Aperta.

 



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