24 Una Stella a Firenze
La vocazione di accogliere
di Stella Rudolph   

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La secolare vocazione di Firenze come Città Aperta si espletò a partire dall’ incontro nel 1273 fra papa Gregorio X, Carlo d’Angiò re di Napoli e Baldovino imperatore di Costantinopoli, alloggiati nel palazzo de’ Mozzi per comporre un accordo di pace (ahimé non duratura) tra le fazioni dei guelfi e ghibellini che da tempo dilaniavano l’assetto civile − onde la prima pietra della chiesa di San Gregorio della Pace posta ivi dal pontefice, di cui rimane una lapide sulla facciata del museo Bardini che l’ha sostituita. Indi ci fu la visita dell’imperatore Giovanni VII Paleologo nel 1434 per il Concilio che riunificò la chiesa romana con quella greca, presieduto dal grande umanista Bessarione vescovo di Niceto, ospitati nel palazzo Peruzzi (nel borgo perciò poi chiamato de’ Greci): ironia della sorte, lo spettacolare ingresso di Giovanni VII venne celebrato nel bellissimo ciclo affrescato da Benozzo Gozzoli nella cappella del palazzo Medici Riccardi commisto con quello di papa Pio II nel 1459 in procinto di lanciare l’ultima crociata, che fallì in partenza. Ma accanto alla disponibilità di accogliere (potentati, esuli, grand tourists, intellettuali, artisti), la cittadinanza si assunse il compito di innovare allorché, nel 1345, la rivolta dei Ciompi (salariati impiegati dalle varie Arti) lanciò in avanguardia il diritto allo sciopero e il sindacalismo. Firenze divenne la prima capitale dell’Italia unita nel 1865-70 in virtù della sua centralità geografica, che oggi – proprio attraverso i molteplici incontri e iniziative che vi si fanno − la pone di nuovo quale l’ago della bilancia tra il nord pseudo-celtico leghista ed il meridione nella nostra travagliata storia penisulare.



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