27 Cinema
Cantando contro i potenti
di Juan Pittaluga   

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Il est tard à Paris cette nuit, j’essaie d’écrire pour Florence ville ouverte, mais ont cri tellement ici aujourd’hui. Le froid a fini par amadouer les manifestants contre une reforme des retraites qui voudrait nous faire revenir au moyen age social. Ce petit pouvoir veut nous rapetisser, ils voudrait même que nous soyons violent envers le différent. Mais les cris des étudiants qui tout à l’heure ont occupé la rue pour chanter contre cette arrogance persistent.

Ils n’ont que le rêve comme arme, sans savoir encore que les cyniques du pouvoir adorent les utopistes, car tandis ils s’occupent de l’impossible, eux s’échangent secrètement le concret. Mais ils se trompent ces incrédules, comme ils se sont toujours trompé, et de trop soigner leurs petites monnaies, ils n’ont jamais vu venir la dépréciation de leurs valeurs. Et ils oublient, de manière groucho-freudo-marxisme, que c’est bien ici, dans ses mêmes rues et par ce même rêve et avec ses même jeunes, qu’est né mai 68, la commune de 1871 et la prise de la bastille 1789. Nous n’avons que peu de pouvoir sinon nos rêves face à Berlusconi et Sarkozy, qui ne représente que l’image TV de la fermeture arrogante d’une époque qui aimerait bien voir le possible se suicider dans la Seine. Mais il faudra se réveiller de se cauchemar. Ce n’est pas écrit sur la pierre que nous ne devons plus rêver de possible. Il n’est écrit nulle part que la vie se doit d’être une soumission a un réalisme économique qui n’est qu’une pauvre fable racontée par un faux sorcier qui a fini par croire a ses propres mensonges. Pourtant c’est bien nous, ce qui rêve encore en nous, qui est le plus ancré dans la réalité.Paris ce matin est une ville ouverte, parce que les jeunes ont crier vive le rêve du Néo-réalisme éveillé.

 

 

 

Traduzione:

A Parigi è notte fonda, tento di scrivere intorno a Firenze, Città Aperta, ma si grida così forte qui oggi. Il freddo ha ammansito i manifestanti contro una riforma delle pensioni che vorrebbe farci tornare al medioevo sociale.

Questo piccolo potere ci vuole rimpicciolire, vorrebbe anche che fossimo violenti con i diversi.

Ma le grida degli studenti che hanno occupato fino a poco fa le strade per cantare contro questa arroganza persistono.

Non hanno che il sogno come arma, senza sapere però che i cinici del potere adorano gli utopisti, poiché mentre che si occupano dell'impossibile, loro si scambiano segretamente il concreto.

Ma si sbagliano questi increduli, come hanno sempre sbagliato, di curare troppo il loro piccoli soldi: non hanno mai visto arrivare il deprezzamento del loro valore.

E si dimenticano che il metodo groucho-freudo-marxista, proprio qui, in queste stesse strade e per questo stesso sogno e per questi stessi giovani ha permesso la nascita del Maggio 68, della Comune del 1871 e della Presa della Bastiglia nel 1789.

Oltre ai nostri sogni abbiamo poco potere davanti a Berlusconi e Sarkozy, che non rappresentano altro che l'immagine televisiva della chiusura arrogante di un'epoca a qui piacerebbe moltissimo vedere il possibile suicidarsi nella Senna.

Ma dovremo svegliarci da questo incubo. Non è scritto su nessuna pietra che non possiamo più sognare il possibile.

Non è scritto da nessuna parte che la vita deve essere sottomissione a un realismo economico che non è altro che una povera fiaba raccontata da un falso stregone che ha finito per credere alle sue proprie bugie.

Tuttavia siamo proprio noi, ciò che in noi sogna ancora, la cosa più ancorato alla realtà.

Parigi stamani è una città aperta, perché i giovani hanno gridato “Viva il sogno del neorealismo risvegliato”.


 

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