3 Provocazioni
Vincere al Superenalotto per non dover cercare il placet degli sponsor
di Luigi Settembrini   

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Il mio desiderio più grande? Vincere al Superenalotto. Mi par di sentirli, gli amici: “Hai visto il Settembrini? E noi a credere fosse un intellettuale, uno di sinistra, uno snob…”. Qualcuno dei più cari aggiungerà di averlo sempre sospettato: “L’unica cosa che gli interessava erano i quattrini, altro che James Ivory, Bob Wilson, le biennali!”. Chiarisco allora che destinerò la vincita a finanziare un grande progetto culturale dedicato ai linguaggi creativi contemporanei, il cui obbiettivo sarà quello di rilanciare Firenze come capitale culturale moderna, aperta al nuovo e al rispetto dell’uomo e della natura. Lo finanzierei esclusivamente io, crogiolandomi nell’intenso piacere mai provato di non doversi sbattere per cercare il placet di sponsor, politici, banchieri, presidenti. Mi divertirà contraddire quell’importante ministro dall’erre moscia che ha detto che la cultura non si mangia: e non si rende conto che, al contrario, è quasi esclusivamente in virtù della cultura che in Italia si mangia ancora. Se il turismo è da sempre una voce cruciale del nostro attivo si è chiesto, quel ministro, si chiedono i nostri banchieri e presidenti, perché in Italia vengono tanti visitatori? È un bel paese, d’accordo (oggi naturalmente con l’eccezione di Napoli e dintorni), ma soprattutto ci vengono perché vi si può ammirare la più grande concentrazione di opere d’arte universali del pianeta. Non è una novità. Firenze vive da secoli sulla rendita di posizione (e sull’immagine) che le regalarono i Medici, Dante, il David, gli Uffizi. Sono ancora i Medici, Dante, il David, gli Uffizi, che continuano a riempire alberghi, negozi, ristoranti. Dopo di loro poco si è fatto. Ma qui, ora, travestito da deus ex machina (ecco avverarsi il grande impudico desiderio) entrerei in ballo io. Spesso mi chiedo dove sian finiti quegli aristocratici, quegli alto borghesi, quegli imprenditori, che un tempo finanziavano teatri, musei, università. Com’è che a Moratti non è mai venuta voglia d’assaporare la micidiale libidine di fare il mecenate? E anziché buttare 40 milioni di euro per Quaresma non ha per esempio ristrutturato Brera, potenzialmente uno dei più straordinari musei del mondo? E Firenze? Dove si nascondono i tanti ricchissimi? Tutti col braccino corto? Tutti a metterli sotto il materasso? Sfiga. Possibile che nessuno di costoro abbia – alla maniera di Roberto Olivetti - preferito passare alla storia anziché comprarsi un’altra barca, un’altra amante, un’altra vigna, un altro albergo? Buon Natale a tutti.

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