11 Gesti Teatrali
Il taxi giusto al momento giusto
di Alberto Severi   

Share

La tensione emotiva fra i due, sull’orlo del vasto marciapiede di Broadway, è al punto critico. Lui le ha detto: “Amo un’altra”. Lei ha risposto, piangendo, devastata dal dolore e dalla rabbia, e pur facendo ricorso citazionisticamente alle proprie capacità di sarcasmo (plauso agli sceneggiatori e ai dialoghisti, e nomination per l’Oscar): “Francamente, caro, me ne infischio”. Si è voltata di scatto verso la strada, anche per nascondere al fedifrago gli occhi invasi dalle lacrime, ha proteso il braccio, pollice indice medio sollevati, anulare mignolo leggermente flessi, ed ha gridato: “taxi!”. E proprio in quel momento il taxi, giallo, vasto come una portaerei, passava di lì, e si è fermato, l’ha presa su e l’ha portata via. Il gesto, stavolta, è più cinematografico che teatrale (e più americano che fiorentino: pochissimi taxi passano sul palcoscenico, e per le vie di Firenze, e si sa perché – e comunque non si fermano con un gesto, van chiamati al telefono e aspettati: Milano dodici, undici minuti). Ed è, anche, un gesto magico. Realizza e materializza un desiderio, come il tocco di bacchetta fatata di Merlino o di Smemorina (bìbidi bòbidi bù), come lo sfregamento della lampada di Aladino. E al di là di quel desiderio specifico (il taxi), il desiderio intimo, recondito, essenziale che realizza (purtroppo solo nella finzione del nostro immaginario cine-dipendente) è la soluzione, magica, delle situazioni intollerabili, e forse addirittura solo il superamento dei troppi tempi morti, dei buchi di sceneggiatura, delle impasse e delle attese che rendono la nostra vita penosa e impervia, quando basterebbe un taxi al momento giusto che ci portasse via ad alleviare quella pena. Seguìto da un buio cinematografico, o magari da una dissolvenza incrociata, con un fast-forward temporale verso momenti migliori, e non – stavolta almeno – verso l’inevitabile Sipario.

Share